Le novità per i Programmi operativi Regionali in risposta alla pandemia

Il tema della Pianificazione economica e gestionale nel settore Pubblico, in particolare in quello concernente l’Healthcare Sector, riveste un ruolo strategico da cui non si può prescindere. In pubbliche amministrazioni strutturate e con la velleità di gestire la complessità con cui si interfacciano diviene ineluttabile ragionare in termini prospettici e non solo “di consuntivazione”

di Fabio Fioravanti

Alla luce del periglioso quadro critico nel quale navigano gli assetti sanitari e le economie dei paesi un ruolo cruciale verrà presumibilmente rivestito dalle Regioni (alla luce del “Federalismo sanitario”) e dalla capacità di catalizzare e recepire, nel minor tempo possibile, le norme entrate in vigore con il Decreto-legge 17 marzo 2020 n.18 (cd Decreto Cura Italia), poi convertito, a seguito di modifiche, nella legge 24 aprile 2020, n. 27.

Per analizzare questo aspetto può essere utile fare un passo indietro e riferirsi al primo Report sul Monitoraggio, voluto dal Ministero della Salute e dall’ISS al fine di analizzare al contempo l’andamento del contagio e il suo impatto sul sistema sanitario. I risultati emersi da tale report hanno permesso di classificare le Regioni italiane in base al rischio di ricaduta, ma soprattutto ci forniscono un prospetto dello stato di adeguatezza delle misure in atto. In tal senso, può quindi essere utile citare i punti salienti delle rilevazioni della Cabina di regia messa in piedi da Ministero, ISS e Regioni:

  • Le misure di lock-down in Italia hanno effettivamente permesso un controllo dell’infezione da COVID-19 sul territorio nazionale con incidenza molto diversa nelle 21 Regioni/PPAA.
  • Permangono segnali di trasmissione con focolai nuovi segnalati che descrivono una situazione epidemiologicamente fluida in molte regioni italiane
  • È necessario un rapido rafforzamento dei servizi territoriali per la prevenzione e la risposta a COVID-19 per fronteggiare eventuali recrudescenze epidemiche durante la fase di transizione.

Risulta quindi chiaro che, alla data attuale, le misure contenitive messe in atto nella cosiddetta Fase 1, quella in cui la quarantena permetteva un sostanziale controllo territoriale, non sono certamente sufficienti alla gestione ottimale della successiva fase di riapertura. Qual è quindi il percorso da portare avanti per garantire un adeguato contenimento?

I Programmi Operativi del Decreto Cura Italia

Per rispondere a tale quesito, almeno in ambito di Programmazione Operativa sanitaria, si può far riferimento al Decreto-legge n.18 2020, dove viene fatta esplicita richiesta alle autorità regionali di prevedere, in vista dell’imminente conclusione del periodo di restrizioni, un vero e proprio “Programma Operativo Covid-19” avente l’obiettivo di rispondere efficacemente alle criticità incombenti. Recuperando il comma 1 dell’articolo 18, apprendiamo che “[…] Ciascuna regione e provincia autonoma è tenuta a redigere un apposito programma operativo per la gestione dell’emergenza da COVID-19 da approvare da parte del Ministero della salute di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e da monitorare da parte dei predetti Ministeri congiuntamente”. Tale aspetto acquisisce ancora maggior rilievo se si riflette sul fatto che è stato previsto un centro di costo dedicato e contrassegnato da codice univoco “COV 20” per la contabilità regionale del 2020, al fine di poter distinguere i costi straordinari derivati dall’emergenza (primi fra tutti quelli legati alla predisposizione del programma operativo).

Con ogni probabilità, peraltro, questi riscontri saranno fondamentali anche nel momento in cui andranno discusse e negoziate ulteriori misure future. Un eventuale inadeguatezza organizzativa da parte degli enti regionali risulterebbe per questo esiziale sia per la buona riuscita della gestione pandemica attuale sia in ottica futura, da un punto di vista economico-finanziario e di pianificazione.

Quali sono quindi gli input arrivati dal Ministero e che le Regioni, la maggior parte delle quali risulta ancora distante dalla completa compliance alla normativa, stanno recependo per la redazione di questi programma operativi? Gli articoli 1 e 2 del decreto di cui sopra forniscono un quadro approfondito di tutti gli standard da garantire. Per offrire un quadro generale, l’ingente sfida che Regioni e rispettivi SSR si trovano ad affrontare è quella di saper rispondere alla crisi sanitaria che stiamo vivendo con un continuo miglioramento dal punto di vista di assistenza e riabilitazione del paziente, del contenimento del contagio a focolai ristretti e dell’implementazione di assistenza sociosanitaria a tutto il nucleo famigliare del paziente. Prevede altresì un adeguamento delle strutture sanitarie che sono state interessate dalla gestione della pandemia, con la riqualificazione ed ampliamento dei reparti di terapia intensiva e semi-intensiva e con la creazione di percorsi ad hoc per i Pronto Soccorso, così da evitare contatti con le aree critiche.

La Pianificazione e il Complexity Management

Come asserito, dunque, le intenzioni del “legislatore” è stata anche quella di “costringere” le Regioni a scrutare al di là della crisi attuale e porre in chiave operativamente pianificatoria la gestione della pandemia in termini di gestionali, di erogazioni e contabili. Per questo, l’efficace gestione della crisi in atto necessita di una risposta immediata da parte delle autorità regionali competenti. Indubbiamente il blando, seppur efficace, ostracismo degli enti regionali sull’opportunità di implementare questi cd Programmi operativi è figlio della complessa situazione che stiamo tutti vivendo. Tuttavia una maggiore attenzione alla Pianificazione, contrapposta alla tentazione di “navigare a vista” che a volte, per eccesso della difficoltà del complexity managament, solletica i nostri amministratori, si rende urgente per diversi motivi. Non da ultimo, per parlare in termini pratici, la strenua lotta alla limitazione del virus. L’esperienza di lockdown vissuta nei mesi scorsi è servita a limitare la propagazione del virus, tuttavia ci si è presto resi conto dell’insostenibilità di misure così restrittive nel lunghissimo periodo: una seconda ondata, oltre che non auspicabile, è intollerabile visto che risulta in qualche modo “prevedibile” o “pianificabile”. Ciò sarebbe agevolato se tutti gli enti coinvolti lavorassero nella stessa direzione di programmazione.

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