Per un fisco di stimolo alla ripresa

fisco amico

In questo momento di crisi abbiamo bisogno di un fisco che stimoli la ripresa degli investimenti, dei consumi e che pensi al lavoro. Il fisco punitivo, delle patrimoniali o dei contributi di solidarietà, che avrebbe peraltro effetti trascurabili sul getto, non serve ed anzi colpirebbe proprio quella “ricchezza che si muove” vitale per far ripartire i consumi.

di Antonio Tomassini

In questo momento di crisi abbiamo bisogno di un fisco che stimoli la ripresa degli investimenti, dei consumi e che pensi al lavoro. Il fisco punitivo, delle patrimoniali o dei contributi di solidarietà, che avrebbe peraltro effetti trascurabili sul getto, non serve ed anzi colpirebbe proprio quella “ricchezza che si muove” vitale per far ripartire i consumi.

Del resto ogni forma di tassazione aggiuntiva che faccia leva sulla dichiarazione dei redditi sarebbe miope. Miope perché, come dimostrano i dati appena pubblicati delle dichiarazioni 2018, occorre “superare” il sistema della dichiarazione dei redditi, assolutamente non espressiva della distribuzione della ricchezza del Paese, per andare verso una dichiarazione che accolga informazioni più dettagliate sui beni detenuti e sui redditi assoggettati a sostitutiva (che oggi, in dichiarazione, non si vedono).

Ma non è questa la sede per soffermarsi su riflessioni di sistema, che, diciamo, restano sospese, come un po’ sospesa è la democrazia.

Concentriamoci sull’attuale, drammatico momento. Al giusto intendimento, da più parti professato, di avvicinare il risparmio degli italiani all’economia reale (il risparmio privato ammonta a circa 10mila miliardi, ci cui circa 4.500 in asset facilmente liquidabili, 1.400 nei conti correnti e almeno 150 in banconote in cassette di sicurezza o nelle case), devono far seguito idee concrete che facciano circolare la ricchezza privata (ultima vera forza del nostro Paese) nella direzione del vero motore della macchina privata, le aziende.

Fisco e decreto rilancio

Nel “decreto Maggio” o “rilancio”, o comunque nel breve periodo, ecco cosa serve per stimolare la ripresa anche grazie al fisco. Non si pretende che vengano accolte tutte, anche perché – a parte quelle a costo zero – le risorse non sono illimitate e occorre sempre pensare alla coperture e al nostro deficit in preoccupante aumento anche l’anno venturo, ma di decidere quelle più efficienti con una concretezza che fino ad oggi sembra mancare.

Vediamole. Una super deduzione del costo del lavoro che incide sul cuneo fiscale (sullo stile del super ammortamento) per chi decide di mantenere o addirittura incrementare la forza lavoro per i periodi di imposta 2020 e 2021. Incentivi a chi capitalizza le aziende, una «super Ace» (aumentando il rendimento nozionale ad una percentuale quintuplicata rispetto alla attuale) o un incentivo/riduzione di aliquota ad hoc per chi reinveste gli utili in azienda con un impatto anche sull’irap.

Si potrebbe poi prevedere, per due periodi imposta, come avviene in alcuni Paesi, il riporto indietro (carry back) delle perdite fiscali, esteso anche alle basi imponibili negative Irap (il nostro sistema conosce esclusivamente il meccanismo del riporto in avanti per l’Ires). Ancora, si potrebbe prorogare il termine per la rivalutazione quote abbassando l’aliquota nel caso in cui la rivalutazione sia prodromica ad una aggregazione aziendale, sospendere la norma sui limiti di deducibilità degli interessi passivi (o limitarla ai rapporti infragruppo, in linea con la direttiva Atad) e detassare integralmente le donazioni, risolvendo le problematiche Iva messe in luce anche dalle risposte dell’agenzia delle Entrate di questi giorni . La gara di solidarietà di aziende ed individui va incentivata al massimo, magari anche costituendo un fondo di investimento che raccolga le donazioni destinato ad investimenti sanitari ed infrastrutturali: queste sono le spinte decisive verso un vero terzo settore. Si dovrebbero poi riprendere – a costo zero – idee concorrenziali (invece che lamentarci dei vantaggi che concedono altri Paesi europei, proviamo a competere) quali quelle di premiare chi decide di stabilire la propria holding o centro di ricerca in Italia, garantendo certezza del diritto, incentivi e regole societarie di protezione dell’azionariato stile Olanda (un regime impatriati aziende, replicando il successo delle misure sugli impatriati persone fisiche).

Potenziamo il recentemente introdotto credito di imposta per innovazione tecnologica previsto dal Dl 169/2019, l’Italia è uno dei Paesi che investe meno in innovazione (1,3 per cento del Pil contro il 2,2 della Francia e il 3 della Germania), e ci siamo resi conto a nostre spese di quanto sia cruciale essere all’avanguardia (peraltro anche lo smart working, che tanto smart a volte non è, viste le condizioni in cui viene prestato, andrebbe incentivato fiscalmente sia lato aziende, sia, garantendo detrazioni specifiche, lato lavoratori).

Sul fronte degli strumenti per distendere i rapporti tra fisco e contribuente, ed anche per reperire le risorse per finanziare gli interventi di stimolo indicati in precedenza, potrebbe essere l’occasione per proporre la definizione in contraddittorio (no condoni, ma un accertamento con adesione potenziato) di liti potenziali e pendenti garantendo lo stralcio degli interessi e una super riduzione delle sanzioni.

Inoltre, si dovrebbe riprendere il percorso verso una voluntary disclosure-ter abbinata alla regolarizzazione del contante (150/200 miliardi) nelle cassette di sicurezza, veicolando le somme regolarizzate in titoli del debito pubblico vincolati all’emergenza esenti da imposte presenti e future (gli stessi titoli, che, come proposto da molti altri, potrebbero essere acquistati da tutti gli italiani, secondo il felice slogan del «ricompriamoci il nostro debito»). Sempre nell’ottica di strumenti di finanza per la ripresa, potrebbero essere agevolato l’accesso a fondi alternativi (Fia) e a fondi Eltif che investono in economia reale, aprendo a investitori non istituzionali e potrebbero introdursi meccanismi premiali fiscali sul capitale di debito (emissioni obbligazionarie di aziende).

Last but not least un auspicio sui mali italiani più grandi, la burocrazia e l’assenza di certezza del diritto. Senza pretendere di debellarli come il maledetto virus, quanto meno approfittiamo del momento per agevolare le compensazioni di imposte, rimuovendone i limiti, sbloccare i rimborsi Iva e garantire le compensazioni e i pagamenti dei crediti verso la pubblica amministrazione. È chiedere troppo, metterebbe a rischio il gettito fiscale? Non crediamo, in una fase così drammatica non va dimenticato che senza aziende, senza investimenti, senza lavoro e senza consumi il gettito proprio non c’è.

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