Smartworking, la svolta relazionale

Oggi si parla molto di smartworking e molti ormai vivono attraverso questa modalità lavorativa, ma quale è stato l’impatto che questo nuovo modo di intendere il lavoro ha avuto sui lavoratori?

di Andrea Carovigno

Sono passati meno di tre mesi dall’inizio del lockdown ma alcune considerazioni si possono fare: dopo un primo momento di smarrimento dovuto alla tecnologia, alle connessioni internet e certamente alla novità della situazione, si è cominciato a snocciolare una grande quantità di ore online, con tutti i vantaggi del caso, e come spesso accade, qualche difficoltà.

Il susseguirsi di notizie e informazioni da parte delle istituzioni con una serie di circolari: dalla Circolare del 4 Marzo 2020 con oggetto “Misure incentivanti per il ricorso a modalità flessibilidi svolgimento della prestazione lavorativa”, passando per la Direttiva 2 del 2020 del 12 Marzo 2020 per arrivare alla Circolare n.2 del 1 Aprile 2020 con oggetto: “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori ed imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19” hanno creato in tutti la consapevolezza di un cambiamento epocale nel mondo del lavoro.

Ma come è stato vissuto questo profondo cambio di paradigma?

I vantaggi del cambiamento

Nelle grandi città sicuramente si sono evitati tutti gli ingorghi cittadini, con una diminuzione dello stress quotidiano dovuto agli spostamenti, alla ricerca dei parcheggi, ai bus sovraffollati e complessivamente alla “lotta quotidiana contro il tempo”, senza contare poi il risparmio di denaro collegata agli spostamenti vari.

Sono stati certamente vantaggi che si sono poi tramutati nell’avere più tempo per una passeggiata oppure per occuparsi delle classiche incombenze famigliari. La dimensione temporale e quella fisica del lavoro sono cambiate ma sono profondamente cambiati anche i contesti in cui il lavoro viene svolto.

Al posto della classica postazione lavorativa si sono utilizzate le più svariate modalità, ognuno secondo la propria possibilità, ma sempre e comunque in casa (il lockdown lo imponeva…) con tutti i comfort della nuova situazione ma anche tutti i dubbi che questa ha comportato.

Gli incontri di persona, infatti, non si sono più vissuti, come normalmente accadeva, con i colleghi, destinatari ormai solo degli incontri virtuali, ma con i propri famigliari e/o “congiunti”, in un clima sicuramente diverso.

L’importanza di potersi incontrare

Da un altro lato però si è cominciato a sentire, lentamente nel tempo, il peso di non poter interagire di persona con i propri colleghi e, a volte, anche la monotonia della situazione (ricordiamo che la struttura dello smartworking prevedeva periodici incontri in ufficio e, purtroppo la pandemia ha trasformato questo modello lavorativo in un vero e proprio telelavoro, obbligando tutti a restare sempre a casa..), ma anche i costi “personali” di questo modello hanno cominciato a farsi sentire, ad incidere profondamente nel vissuto quotidiano e soprattutto sul bilancio famigliare di molti interessati.

I costi

Si parte dai costi di connessione e di energia elettrica fino ad arrivare ai costi personali della negoziazione con la famiglia dello spazio fisico per poter lavorare.

Insomma, il lavoro ha preso sempre più una connotazione personale anzi direi famigliare di cui è però, a mio avviso, sempre importante tener conto. Immaginate una famiglia composta da 4 persone (2 genitori e 2 figli adolescenti) in cui i genitori lavorano in smartworking ed i figli seguono le lezioni scolastiche on line.

Bene questa famiglia necessita di 4 pc, una robusta connessione internet e tanta, tanta energia elettrica, mi chiedo quante famiglie siano riuscite a sostenere una situazione del genere, soprattutto se abitano in piccoli locali, con tutti i problemi di acustica connessi… Insomma, aldilà del sacrificio iniziale, il protrarsi nel tempo di questa situazione ha provocato non pochi problemi di coabitazione.

Il problema delle abitazioni e le implicazioni

Le abitazioni costruite fino ad oggi, infatti, non sono state pensate per un utilizzo del genere… Problemi acustici hanno comportato molto spesso il generarsi di vere e proprie situazioni conflittuali.

In Cina pare che, a seguito del lockdown, ci sia stato addirittura un incremento significativo delle separazioni. In Italia non abbiamo ancora dati a tal riguardo ma spero non accada la stessa cosa… Tuttavia, anche le abitudini e persino il significato delle parole è cambiato.

Un mio collega mi diceva che ormai è dato per scontato che se si parla di “fare una riunione” s’intende, ormai convenzionalmente, che debba essere svolta online. Cioè l’online ha preso definitivamente possesso del modo di essere e vivere. A tal riguardo, il Prof. Luciano Floridi ha coniato un termine, a mio avviso, molto appropriato: “Onlife”.

Una dimensione totalmente virtuale nella quale si vive attraverso una connessione continua, direi quasi un emblema di questo XXI° secolo.

Un importante cambio di paradigma

In effetti, stiamo vivendo un vero e proprio cambio di paradigma, stanno cambiando le modalità ma anche i significati comunemente riconosciuti al lavoro.

Quindi al netto della situazione di emergenza, con tutta la sua innegabile gravità, il vero significato del modello smartworking va certamente ricercato in una visione di prospetto ma soprattutto costruttiva, cioè modellata sulle esigenze future.

In effetti, abbiamo vissuto, nell’arco di pochissimo tempo, un cambiamento profondo che non ha solo cambiato il modo di lavorare ma anche le nostre abitudini e le nostre relazioni, anche quelle più intime.

Il modello va quindi analizzato, in un’ottica interdisciplinare, non solo secondo parametri giuslavoristici, ma anche economici, sociologici e psicologici, nonché tecnici (bisognerà ripensare spazi, materiali, ecc.).

Welfare aziendale e sostenibilità

Negli ultimi anni inoltre si è parlato molto di welfare aziendale, la Legge di Bilancio 2020 ha previsto un ulteriore incremento nei prossimi anni delle politiche di welfare aziendali.

A tal riguardo, credo che in futuro non si tratteranno solo le agevolazioni fiscali e/o, buoni pasto e auto aziendale, ecc. ma la dimensione famigliare prenderà sempre più corpo, avrà sempre più peso anche nella sostenibilità dell’attività lavorativa, nonché sulle logiche aziendali per attrarre e trattenere i talenti e i lavoratori più “contesi” andando addirittura ad incidere sulle decisioni politiche.

Stiamo davvero viaggiando alla velocità della luce verso una svolta epocale del lavoro in cui la differenza sarà data dalla volontà di condivisione ma anche da una relazione diversa, inclusiva e portatrice di nuovi valori e modalità che ci porteranno a vivere il lavoro in una dimensione nuova, in cui forse verrà maggiormente valorizzata la qualità dei momenti trascorsi al lavoro più che la mera quantità.

Un colpo mortale ai modelli tayloristici

Tutto ciò si traduce in un vero e proprio colpo mortale ai modelli tayloristici ed una nuova apertura ad un futuro più a misura d’uomo. Il senso delle otto ore lavorative, in effetti, ha perso significato rispetto ad un contesto lavorativo in continua evoluzione e soprattutto iperconnesso.

La quantità, infatti, sta lasciando sempre più spazio alla qualità del lavoro in sé e probabilmente anche alla ricerca di una migliore qualità nelle relazioni, una maggiore vivibilità dell’attività lavorativa e un sempre più grande desiderio di allargare e condividere le proprie esperienze professionali.

E’ ormai dato per assodato e, quasi scontato, che in molte attività lavorative ci sia un pc ed una connessione internet e che gran parte delle attività vengano condivise con sempre più persone di ambiti diversi, cultura diversa e spesso anche nazionalità diversa.

In questo panorama, diverrà sempre più importante una comunicazione interculturale in cui il problema non sarà più solo linguistico ma toccherà anche aspetti culturali, sociali, psicologici.

Un traguardo importante

Penso, infatti, che lo sviluppo dello Smartworking sia stato davvero un traguardo importante, anche se avvenuto in un momento terribile, che  ci pone di fronte a molti interrogativi ma che ci ha però dato una certezza: poter arrivare ovunque nel mondo, e soprattutto al lavoro, stando comodamente seduti a casa propria.

Non credo che questa sia una cosa da poco..! Certamente andranno rivisti alcuni parametri per quanto riguarda la sicurezza dei dati riservati, legati spesso all’utilizzo di infrastrutture tecnologiche diverse ma anche connessioni differenti.

Probabilmente quindi nasceranno nuovi ambiti lavorativi e, di conseguenza, nuove figure lavorative.

Verso un “Rinascimento lavorativo”

Forse il sogno di un’attività lavorativa il cui fine non sia l’attività stessa ma l’essere umano con tutte le sue necessità sta per diventare davvero realtà…!

Ma sarà la grande possibilità di poter scegliere, in molti casi, se vivere questa modalità oppure continuare con il vecchio modello che farà la differenza.

Ad oggi, il numero di persone che lavorano in smartworking è aumentato in maniera significativa e molti, potendo scegliere, non vorrebbero più tornare indietro.

In passato non era così facile poter scegliere, ora però le cose sono cambiate… Questa libertà fa pensare che forse siamo forse alle soglie di un vero e proprio “Rinascimento lavorativo”!

Ma come capita spesso, in prossimità delle libertà, ci sono anche delle responsabilità, saremo in grado di comprenderle e gestirle al meglio? Che ne pensate?

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