Next Generation EU e curva del debito. L’Italia cammina sul crinale… in gioco le generazioni future. Analisi della proposta della Commissione europea

La proposta di Recovery Fund riapre i negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 con nuovi possibili scenari, sia politici che economici. L’ingente movimentazione di risorse impone un ampliamento della capacità fiscale dell’Unione europea. In arrivo nuove tasse, ma a carico di quale generazione? Vi sono condizionalità nell’utilizzo delle risorsee e con quali criteri verranno distribuite? Quali gli effetti sui bilanci nazionali e sul debito pubblico? L’elaborato si propone di analizzare la proposta della Commissione e di fornire chiarimenti ed alcuni spunti di riflessione sugli aspetti maggiormente critici e dibattuti dall’opinione pubblica.

Di Luigi Spampinato

1.     Premessa

Prende finalmente forma e contorno il nuovo strumento di finanziamento messo a punto dalla Commissione Europea per rilanciare l’economia europea colpita duramente dagli effetti della pandemia da Covid19.

Il 27 maggio scorso la Commissione Europea [1] ha presentato nella plenaria del Parlamento europeo il nuovo strumento finanziario dal nome “Next Generation EU”, dal valore di 750 miliardi, il Recovery fund a supporto degli Stati membri più colpiti dalla crisi.

In particolare, con l’adozione di questo strumento, la Commissione prevede di raccogliere nuove risorse attraverso l’emissione di bond sui mercati finanziari. Le risorse raccolte sarebbero destinate per 250 miliardi alla concessione di prestiti ai Paesi membri richiedenti, per 500 miliardi all’erogazione di contributi nel quadro delle politiche eurounitarie.

Il valore si somma ad un ridisegnato budget dell’Unione Europea da 1.100 miliardi di Euro per il periodo 2021-2027.

Per rendere disponibili le risorse il prima possibile, così da poter rispondere ai bisogni più urgenti, la Commissione ha altresì proposto una modifica dell’attuale quadro finanziario pluriennale 2014-2020 annunciando già nel 2020 risorse per ulteriori 11,5 miliardi di euro.

Analizziamo in dettaglio la proposta.

2.     Finanziamento del Recovery Plan e nuove eurotasse

Il nuovo strumento finanziario, ancorandosi al bilancio eurounitario, poggia le sue basi su un necessario aumento della capacità fiscale dell’Unione europea, in termini di maggiori risorse proprie dell’Unione. La proposta della Commissione prevede, infatti, un temporaneo innalzamento delle risorse che l’Unione Europea può richiedere agli Stati membri per finanziare le sue spese.

Attualmente, il livello di risorse proprie nel Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2014-2020 è fissato all’1,26% del reddito nazionale lordo (RNL) dell’UE con riferimento agli impegni ed all’1,20% del RNL con riferimento ai pagamenti.

La proposta della Commissione Europea del 2 maggio 2018 prevedeva, nell’ambito del QFP 2021-2027, un aumento del massimale per gli impegni dall’1,26% all’1,35% e quello per i pagamenti dall’1,20% all’1,29%, in parte ricomprendendo adeguamenti derivanti dal recesso del Regno Unito dall’UE e dalla corrispondente diminuzione del reddito nazionale lordo dell’Unione.

Su queste basi sono stati condotti i negoziati con il Parlamento europeo ed il Consiglio che, tuttavia, sono stati completamente stravolti a seguito dell’emergenza sanitaria che si è pesantemente abbattuta sull’Europa.

Per far fronte alla crisi da Covid19, la Commissione ha quindi proposto  lo scorso 27 maggio di aumentare i massimali delle risorse proprie, su base permanente, all’1,46% del reddito nazionale lordo dell’UE per gli impegni e all’1,40% per i pagamenti, ciò anche al fine di mantenere un margine sufficiente in caso di circostanze sfavorevoli e di poter coprire obblighi finanziari e passività potenziali.

Inoltre, la Commissione, al fine di costituire la garanzia necessaria per contrarre sul mercato internazionale i prestiti necessari per raccogliere risorse per 750 miliardi di euro, ha proposto un temporaneo ed eccezionale aumento di ulteriori 0,6 punti, per un livello di risorse proprie innalzato al 2% del RNL[1].

Secondo la proposta della Commissione, tale aumento del livello massimo di risorse sarà utilizzato per la durata necessaria a coprire tali passività e per il solo fine di contrastare la crisi da nuovo coronavirus. La risultante dotazione supplementare potrà servire soltanto a onorare gli obblighi finanziari e le passività potenziali derivanti dal potere straordinario e temporaneo di contrarre prestiti.

Trattandosi di risorse prese in prestito dai mercati finanziari internazionali, la Commissione prevede l’emissione di obbligazioni con scadenze diverse sui mercati dei capitali con previsione di rimborso dei fondi raccolti in un periodo compreso tra il 2027 ed il 2058, a carico dei futuri bilanci dell’UE. I prestiti, invece, saranno rimborsati dagli Stati membri debitori.

Per facilitare il rimborso dei finanziamenti di mercato raccolti e contribuire ulteriormente a ridurre la pressione sui bilanci nazionali, la Commissione proporrà nuove risorse proprie aggiuntive, oltre a quelle proposte nel 2018, in una fase successiva del periodo finanziario 2021-2027.

In altri termini, la Commissione prevede di onorare il servizio del nuovo debito europeo a carico del bilancio eurounitario fin dal budget 2021-2027, mentre rinvia a carico dei futuri bilanci dal 2028 al 2058, gli oneri finanziari per il rimborso dei prestiti (quota capitale).

Al riguardo, la Commissione stima che i costi di finanziamento per la componente di sovvenzione di Next Generation EU, sostenuti dal bilancio dell’UE, ammonterebbero a 17,4 miliardi nel quadro finanziario 2021-2027.

I rimborsi a carico del bilancio UE dovrebbero iniziare dal 2028, mentre tutte le passività derivanti dall’accensione dei prestiti dovrebbero essere rimborsate integralmente entro il 31 dicembre 2058.

L’aumento delle risorse proprie fino al 2% è previsto che debba decadere una volta che saranno stati rimborsati tutti i prestiti contratti e saranno cessate tutte le passività potenziali collegate ai prestiti a loro volta erogati tramite tali importi, al più tardi entro il 31 dicembre 2058.

Al fine di mantenere l’equilibrio finanziario del bilancio eurounitario è previsto che gli importi dovuti dall’Unione per il rimborso del capitale dal 2028 non possano superare 56,25 miliardi di euro annui, pari a circa un terzo dell’attuale budget Ue annuale.

Con quali risorse la Commissione europea intende finanziare il Next Generation Fund?

Per far fronte all’eccezionale necessità di risorse, risulta necessario un aumento dei mezzi finanziari da mettere a disposizione del Bilancio eurounitario da parte di tutti gli Stati dell’Unione[2].

Analizziamo in dettaglio le proposte della Commissione stimando un possibile impatto sulla contribuzione dell’Italia al funzionamento dell’Unione europea.

Come è possibile osservare, la gran parte delle risorse del bilancio europeo continuerà ad essere assicurata da trasferimenti a valere sui bilanci nazionali (così è per l’RNL e l’IVA, che hanno rappresentano nel 2019 oltre l’85% delle risorse proprie), che gli Stati membri mettono a disposizione del bilancio dell’Unione.

Le misure rappresentano allo stato attuale solo ipotesi, poste dalla Commissione europea alla base delle trattative per il nuovo Budget UE-2021-2027. Pertanto, la misura esatta di contribuzione per ciascun Paese sarà definita soltanto al termine dei negoziati, attualmente in corso.

Si stima un aumento della contribuzione dell’Italia fino ad un massimo di 4,4 miliardi di euro l’anno in aggiunta all’attuale quota di contribuzione al Bilancio dell’UE che nel 2019 si è attestata a circa 17 miliardi di euro.

3.     Destinazione delle nuove risorse finanziarie nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale

Il nuovo strumento finanziario si innesta sul bilancio dell’UE, attraverso il quale la Commissione europea intende rilanciare l’economia e promuovere la sostenibilità, la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa.

Va preliminarmente osservato che la Commissione europea, nella sua proposta [2] di destinazione delle risorse derivanti dal nuovo strumento finanziario, non si limita a prevedere un piano di raccolta sul mercato da 750 miliardi di euro dei quali 500 da distribuire a titolo di sovvenzioni a fondo perduto e 250 miliardi come prestiti.

La proposta prevede incidenti vincoli di destinazione ed un forte ancoraggio alle politiche dell’Unione europea, secondo lo schema che qui di seguito si riassume:

Inoltre, risultando fondamentale che le iniziative di supporto per fronteggiare la crisi e ricondurre l’Europa su un nuovo sentiero di crescita sostenibile siano caratterizzate da rapidità nella messa a disposizione dei fondi, sono previsti limiti temporali per l’impegno di tali risorse.

In particolare, trattandosi il Next Generation Eu di una iniziativa temporanea ed eccezionale, viene previsto che gli aiuti a fondo perduto siano impegnati entro il 31 dicembre 2024, con un vincolo di importo almeno pari al 60% entro il 31 dicembre 2022, mentre le decisioni relative alla concessione dei prestiti dovranno essere adottate entro il 31 dicembre 2024.

La proposta della Commissione europea, molto articolata, si inserisce nel progetto di quadro finanziario pluriennale rafforzato per il 2021-27 secondo questo schema:

La proposta di budget rinforzato presentata dalla Commissione europea rende evidente l’obiettivo di integrare il Next Generation Fund con le politiche di bilancio dell’Unione, rappresentando quest’ultimo un valido sostegno alle priorità di investimento e riforma individuate nell’ambito del semestre europeo, in un momento critico in cui i bilanci nazionali sono messi sotto pressione, a seguito delle politiche eccezionali poste in essere dagli Stati membri, con particolare riferimento agli effetti degli “stabilizzatori automatici” a cui vanno a sommarsi la perdite di gettito fiscale, con un considerevole impatto sulle finanze pubbliche

In questo senso, il nuovo Recovery fund costituisce elemento di espansione e di maggior focalizzazione del budget della UE su quelle politiche europee che più possono aiutare gli Stati membri a mitigare le conseguenze economiche negative della pandemia da Covid-19 ed a sostenere la ripresa economica.

La maggior parte delle nuove risorse trovano destinazione socio-economica tra le attività di policy “Coesione e Valori” per un valore di 610 miliardi di euro così distribuiti.

  • 50 miliardi attraverso una nuova iniziativa per l’assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa, denominata REACT-EU(acronimo di Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe), per aumentare il sostegno agli Stati membri da destinare alle politiche di coesione aggiuntivi alla Politica di Coesione, in particolare al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), al Fondo sociale europeo (FSE);
  • 560 miliardi attraverso una nuova iniziativa per la ripresa e la resilienza, che avrà quale scopo quello di promuovere gli investimenti e le riforme essenziali ai fini di una ripresa duratura, migliorare la resilienza economica e sociale degli Stati membri e sostenere la transizione verde e digitale. Sarà dotato di un meccanismo di sovvenzione del valore di 310 miliardi saranno destinati tramite meccanismi di sovvenzione, mentre 250 miliardi di euro saranno concessi quali prestiti.

La Commissione prevede di indirizzare tali risorse verso iniziative sul fronte del sociale, dell’occupazione, delle competenze, dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione e della salute, ma anche in ambiti che influiscono sul contesto imprenditoriale come la pubblica amministrazione e il settore finanziario.

Quali sono le principali innovazioni?

  • La principale innovazione riguarda la distribuzione delle risorse. Il sostegno sarà concentrato nelle regioni dell’Unione colpite più duramente e che presentano le più forti esigenze in termini di resilienza, al fine di attenuare le crescenti divergenze tra gli Stati membri, secondo un innovativo principio di solidarietà.
  • Altra novità di grande interesse sarà la possibilità per la Commissione di fornire assistenza tecnica per garantire il miglior uso possibile dei fondi. Una possibilità tutta da approfondire, in ragione di un possibile, quanto innovativo, affiancamento della Commissione alle attività di programmazione e progettazione degli interventi nazionali.
  • L’utilizzo delle risorse sarà integrato nel semestre europeo, con la possibilità per la Commissione europea di formulare raccomandazioni specifiche per Paese: i programmi nazionali di riforma (PNR) degli Stati membri dovranno includere piani per la ripresa e la resilienza. Nell’ambito del PNR ogni Paese sarà chiamato ad illustrare le priorità di investimento, i progetti di riforma ed i programmi di investimento da finanziare tramite il nuovo strumento. Il sostegno sarà erogato a rate, sulla base dei progressi compiuti rispetto a parametri predefiniti. E’ quindi immaginale che si tratterà di linee di attività sottoposte a stretta rendicontazione per stato di avanzamento, come avviene per gli attuali programmi collegati ai Fondi Strutturali e di Investimento europei (cd. Fondi SIE).
  • Altra rilevante innovazione riguarda l’allentamento delle norme sul cofinanziamento, in modo tale da poter porre gli interventi interamente a carico del bilancio dell’UE.

4.     Recovery Fund e proposta di distribuzione delle risorse. Quanto all’Italia?

La proposta di distribuzione delle risorse della Commissione europea si basa sul modello QUEST[3]  multi-regione.

Sulla base di questo modello, gli Stati membri sono stati raggruppati in base al PIL, per rapporto debito pubblico/PIL e per PIL pro capite, tenendo altresì conto del rischio del debito sovrano, della vulnerabilità dei mercati finanziari, nonché dell’apertura e legami commerciali.

La proposta della Commissione prevede una ripartizione delle risorse complessive, pari a 750 miliardi di euro, equamente suddiviso in quattro anni (25% in ciascun anno dal 2021 al 2024) che di seguito si rappresenta.

Come è possibile osservare, dei 750 miliardi previsti dallo strumento, 451 miliardi saranno veicolati dalla Commissione europea sotto forma di trasferimenti a fondo perduto (sovvenzioni), mentre 250 miliardi saranno concessi in forma di prestiti, con destinazione, per entrambe gli strumenti, di finanziamento di investimenti pubblici.

I paesi con PIL pro capite inferiore alla media e con debito elevato riceveranno il maggior beneficio con un flusso di risorse pari a  circa 228 miliardi in forma di sovvenzione e circa 126,5 miliardi in forma di prestiti. Sono previsti accantonamenti per garanzie per 49 miliardi, tramite lo strumento InvestEU.

Concentrandosi sulla parte a fondo perduto, si evidenzia un trasferimento netto di risorse dai paesi ad alto reddito verso i paesi con basso reddito e a debito elevato, con prevalenza verso questi ultimi, nei confronti dei quali, secondo la proposta della Commissione, sarebbero destinati il 50,6% delle risorse movimentate.

I flussi netti di risorse evidenziano chiaramente sovvenzioni pari a 180 miliardi di euro da trasferirsi per 64,4 miliardi ai paesi a basso reddito e per 116,3 miliardi ai paesi ad alto debito.

Analizziamo in dettaglio la proposta della Commissione europea di trasferimento per singoli Paesi, focalizzandoci sulla situazione dell’Italia.

La tabella, ordinata per livello di contribuzione netta, evidenzia la contribuzione di ogni paese allo strumento, pari a circa il 5,4% del PIL nazionale, e la distribuzione delle risorse all’interno dell’Unione che, secondo la proposta della Commissione analizzata, prevede una deflusso delle risorse dai paesi con livello di PIL pro capite più alto verso i paesi con livello di debito più alto e maggiormente colpiti dalla crisi.

Si spiega, così, la protesta dei cd. “Paesi frugali”, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, che, trovandosi “in testa alla classifica”, si trovano ad essere tra i maggiori contributori netti, con un deflusso di risorse pari ad oltre 70 miliardi di euro.

Con riferimento alla posizione dell’Italia, il paese contribuirà al funzionamento dello strumento con una quota pari a 96,3 miliardi, ricevendo sussidi per 153 miliardi, dei quali si stima circa 51 miliardi in termini di prestiti e 102 miliardi in termini di trasferimenti a fondo perduto.

La posizione netta dell’Italia è positiva per 56,7 miliardi (18,9 mld in prestiti e 37,8 mld in sussidi), pari al 3,2% del PIL dell’Italia nel 2019. Considerando che le risorse saranno distribuite in quattro esercizi, dal 2021 al 2024, è possibile stimare un sussidio complessivo annuale di circa 14,1 miliardi (0,79% in rapporto al PIL), anch’esso da dividersi tra quota a fondo perduto e quota a prestito.

Al riguardo sono necessarie alcune considerazioni.

  • La proposta di allocazione delle risorse della Commissione europea sopra esposta fa riferimento all’intero pacchetto di aiuti, pari a 750 miliardi. Tuttavia, le risorse destinate a fondo perduto (Grant) e liberamente disponibili su progetti nazionali, seppur nell’ambito del semestre europeo, sono pari a soli 433,2 miliardi (confronta Tabella 2), essendo invece le altre risorse riservate e vincolate – nella proposta della Commissione – a specifiche progettualità a livello Europeo. In questo senso, l’Italia riceverebbe un contributo lordo a fondo perduto di 88,4 miliardi in quattro anni (netto di 32,75 mld), mentre potrebbe richiedere prestiti entro il 2024 per 51 miliardi (con un aumento del debito pubblico del 2,9% sul PIL, 0,71% annui).
  • Inoltre, si consideri che mentre le risorse prese a prestito dalla Commissione e distribuite ai singoli Paesi come sovvenzioni non si traduco in debito per i Paesi riceventi, così non appare per le risorse che saranno erogate sotto forma di prestiti. In questo caso, le risorse che affluiranno nei budget nazionali sotto forma di prestiti costituiranno debito pubblico sovrano nei confronti dell’Unione europea. L’unico vantaggio della “formula a prestito” presentata sembrerebbe quello di poter accedere a rating molto elevati dell’Ue per l’emissione del debito. Tale vantaggio, acquisito a seguito del collocamento delle obbligazioni da parte dell’Ue sui mercati finanziari, verrebbe interamente girato ai Paesi richiedenti che così avrebbero accesso al mercato dei capitali a tassi nettamente più vantaggiosi rispetto ad una emissione di debito sovrano indipendente sui mercati finanziari. Peraltro questa formula appare desiderabile solo per alcuni Paesi dell’Unione, mentre potrebbe non essere desiderabile per altri che, diversamente, potrebbero decidere di continuare a finanziarsi sul mercato dei capitali a condizioni sostanzialmente equivalenti se non più favorevoli ed in assenza di vincoli di coordinamento e destinazione imposti dal “semestre europeo”.
  • Si aggiunge che, se è corretto, come appare su numerosi commenti di stampa, evidenziare la contribuzione netta che riceverà ogni singolo Paese, appare necessario altresì evidenziare il sostanziale scostamento temporale tra la contribuzione e la restituzione delle risorse. Infatti, la compensazione delle risorse a budget si avrà solo nel lungo periodo, essendo chiaro che la proposta della Commissione prevede una erogazione del cento per cento dei contributi dal 2021 al 2024, ma una restituzione – non pro quota per quanto riguarda i sussidi – nel corso degli esercizi futuri a cominciare dal 2028 e fino al 2058, attraverso una previsione di finaziamento del Budget dell’Unione Europea più alta da parte dei singoli Paesi e l’introduzione di nuove eurotasse secondo quanto osservato nel paragrafo 2, cui si rinvia.
  • E’ possibile commentare, altresì, che l’operazione finanziaria proposta dalla Commissione europea, dall’evocativo nome Next Generation Eu, “scarica” sulle generazioni future l’onere di ripagare il nuovo debito eurounitario, a carico soprattutto dei Paesi con PIL pro capite più alto. Per l’Italia è possibile stimare una contribuzione aggiuntiva dal 2028  di 3,2 miliardi di euro annui, compresa la quota di restituzione dei prestiti.

5.     Rischio del Debito e Considerazioni finali

Le previsioni della primavera 2020 della Commissione delineano uno scenario economico di forte tensione.

Il secondo trimestre 2020 segnerà l’inizio di una profonda recessione, registrando una caduta del PIL europeo del 14% rispetto allo stesso trimestre del 2019 ed una caduta del PIL del 7,4% entro il 2020, con una ripresa parziale prevista per il 2021 del 6,1%.

La  previsione di rimbalzo nel 2021, pertanto, non sarà sufficiente a recuperare la perdita che si presume di registrare nel 2020, attestando il livello di PIL dell’Unione alla fine del 2021 su un livello più basso del 2019.

A causa della crisi, si stima un aumento della disoccupazione, un aumento delle difficoltà economiche e conseguentemente delle disuguaglianze, con possibili perdite di posti di lavoro permanenti.

Anche le finanze pubbliche risulteranno indebolite, a causa della spesa per l’assistenza sanitaria immediata e per gli effetti della recessione sulle entrate del bilancio pubblico.

Di segno contrario la spesa pubblica, che crescerà sensibilmente per le misure legate alla crisi. La Commissione prevede un disavanzo medio dell’UE in rapporto al Pil pari a circa l’8% nel 2020.

La conseguenza più rilevante in termini di finanza pubblica si tradurrà in una esigenza ancor maggiore di finanziamento del debito sovrano da parte degli Stati membri, in condizioni di equilibrio finanziario e di mercato caratterizzati da grande incertezza.

Conseguentemente, ed inevitabilmente, i principali Stati europei al termine della pandemia si ritroveranno con un debito significativamente più elevato da finanziare in futuro.

Le perdite del PIL nel 2020 saranno di dimensione particolarmente rilevante in Grecia, Spagna, Italia e Croazia, con una diminuzione di circa il 9% per ciascun Paese, rispetto alle recessioni comprese tra il 6% e il 7% nella maggior parte degli altri Stati membri.

Una separata menzione va espressa sul rischio di debito sovrano per l’Italia. Gli attuali livelli di spread appaiono significativamente più bassi rispetto alla crisi finanziaria del debito sovrano del 2011-2013, ma tuttavia in aumento.

Figura 1: Evoluzione spread Italia-Germania e Spagna-Germania

Fonte: Commissione europea

In particolare, secondo le previsioni di primavera dello scorso maggio della Commissione europea, per l’Italia prevede una diminuzione del Pil (reale) del 9,5% nel 2020 per poi risalire del 6,5% nel 2021, pertanto con una perdita netta del 3%.

L’Italia farà registrare la peggiore caduta del prodotto dopo la Grecia (-9,7%), seguita immediatamente dalla Spagna (-9,4%), accumulando ulteriore ritardo nei confronti dei principali paesi europei: Germania (-6,5%), Francia (-8,2%).

L’Italia registrerà nel 2020 un disavanzo primario del 7,4% nel 2020 (1,9% nel 2019, 2,1% nel 2021) ed una spesa per interessi più elevata d’Europa ed in crescita (3,4% nel 2019, 3,7%  nel 2020 e 3,6% nel 2021), con un indebitamento nel 2020 dell’11,1% del Pil (-1,6% nel 2019, -5,6% nel 2021).

Con particolare riferimento al debito pubblico, si prevede un aumento fino al 158,9% del rapporto debito/PIL (134,8% nel 2019), con un aumento di quasi 25 punti, per poi scendere ad un valore di 153,6% nel 2021, con una prospettiva di rientro secondo la regola del debito fortemente critica.

Con la sospensione del patto del debito, si è inteso sostenere le imprese e con esso il capitale umano presente in esse. Ciò dovrebbe essere utile ed ogni sforzo dovrebbe essere indirizzato a non far cadere la capacità produttiva del Paese e quindi successivamente la domanda, qualora venga a mancare l’offerta.

Tuttavia, il crollo del PIL ed un aumento così rilevante del debito espongono il Paese ad un elevato rischio di instabilità economica.

Sarebbe consigliabile, in questa fase, non puntare sul debito privato, ma sulla leva del debito pubblico e dei contributi a fondo perduto dell’Unione europea.

Né è consigliabile diminuire la tassazione, poiché, in considerazione dell’incertezza sul futuro, la propensione al consumo si manterrà su livelli molto bassi, mentre risulterà molto elevata la propensione al risparmio, in ottica conservativa e cautelativa per eventuali shock futuri.

Si ritiene spetti, quindi, allo Stato – in questo periodo – sostenere consumi ed investimenti. In particolare, una volta approntate le misure di sostegno per il reddito ed i consumi con i DL.

“Cura Italia” e “Rilancio”, occorre orientare le future risorse, siano essere sovvenzioni provenienti dall’Unione europea, sotto forma di contributi a fondo perduto che prestiti, ovvero sotto forma di nuovo debito pubblico, verso un forte sostengno all’investimento pubblico che, per l’effetto del moltiplicatore, dovrebbe portare ad una crescita più che proporzionale del PIL rispetto al livello delle risorse immesse.

A sua volta, questo dovrebbe condurre ad una diminuzione del rapporto debito/PIL.

L’incertezza rimane comunque molto elevata e l’effetto crescita deriverà, quindi, quasi esclusivamente dalla produttività del capitale pubblico. Ancora una volta diviene evocativo il nome prescelto per il nuovo strumento: Next Generation Eu.

Siamo di fronte ad un patto tra generazioni, nel quale si scommette ed in un certo senso si pattuisce che nel periodo di moratoria di restituzione del debito (2021-2027) si genererà un livello di crescita e di produttività del Paese in grado non solo di sostenere una contribuzione più elevata a livello di budget europeo, ma anche di ripagare l’extra debito emesso a causa dell’emergenza sanitaria.

Diversamente, si tratterà soltanto di una operazione finanziaria di traslazione al futuro di passività attuali, interamente a carico della “next generation”, cioè della generazione futura che sarà chiamata a sostenere il livello più alto di debito.

Alcuni osservatori hanno sostenuto che una iniezione di risorse pari al 2/3% del PIL nei Paesi in difficoltà non comporterà una significativa differenza in termini di sostenibilità del debito [3].

La Commissione è invece convinta del contrario [4] stimando, grazie agli investimenti mobilitati, un livello di PIL nell’UE27 superiore di circa il 2,3%, nel 2024 rispetto all’opzione di non intervento e prevedendo un livello di debito pubblico aggregato dell’UE27 in diminuzione in media nel periodo 2021-2024 fino a 0,9% in rapporto al PIL.

Banca d’Italia [5] stima, infine, che un tasso di crescita dell’economia compreso tra l’uno e il due per cento, un riduzione del differenziale di rendimento dei titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi su valori in linea con i fondamentali delle due economie, un avanzo primario della misura dell’1,5% del PIL sarebbe sufficiente per ridurre il peso del debito sul prodotto di circa due punti percentuali in media all’anno.

Il sentiero delineato appare molto stretto, ma non impossibile da percorrere.

Le sfide che l’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare sono epocali e senza precedenti. Sono davvero in gioco le generazioni future e le scelte attuali di politica economica impegneranno il futuro – politico ed economico – dell’Italia e dell’Europa per i prossimi decenni.

Bibliografia

[1]U. v. d. Leyen, «Speech by President von der Leyen at the European Parliament Plenary on the EU Recovery package,» 27 05 2020. [Online]. Available: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/speech_20_941. [Consultato il giorno 30 Maggio 2020].
[2]Commissione europea, «Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che istituisce uno strumento dell’Unione europea per la ripresa a sostegno dell’economia dopo la pandemia di Covid-19,» 28 Maggio 2020. [Online]. Available: https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-8141-2020-INIT/it/pdf. [Consultato il giorno 1 Giugno 2020].
[3]F. Heinemann, «Simulating the Distributive Effect of the Macron-Merkel-Recovery Fund,» 25 Maggio 2020. [Online]. Available: http://ftp.zew.de/pub/zew-docs/ZEWKurzexpertisen/EN/ZEW_Shortreport2007.pdf. [Consultato il giorno 6 Giugno 2020].
[4]Commissione europea, «Europe’s moment: Repair and prepare for the next generation,» 27 Maggio 2020. [Online]. Available: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/assessment_of_economic_and_investment_needs.pdf. [Consultato il giorno 2020 Maggio 29].
[5]Banca d’Italia, «Considerazioni finali del Governatore,» 29 Maggio 2020. [Online]. Available: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2020/cf_2019.pdf. [Consultato il giorno 30 Maggio 2020].

[1] Nel QFP 2014-2020 le risorse proprie sono limitate ad un massimale dell’1,20 per cento e gli stanziamenti di impegno all’1,26 per cento del reddito nazionale lordo. Cfr. https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-budgetary-system/eu-revenue-own-resources/2014-2020/

[2] Il sistema delle Risorse Proprie, che finanzia il Bilancio comunitario, è costituito da Risorse Proprie Tradizionali (RPT), Risorsa IVA e Risorsa RNL. Le risorse proprie si distinguono in 1. “Risorse proprie tradizionali” quali dazi doganali, agricoli o dei contributi nel settore dello zucchero e dell’isoglucosio. Le risorse proprie «tradizionali» rappresentano ora generalmente il 15 % circa delle entrate da risorse proprie; 2. “Risorsa propria basata sull’IVA”, consiste attualmente in una percentuale del gettito IVA degli Stati membri stimato che è trasferita all’Unione. La risorsa IVA rappresenta generalmente il 13 % circa delle entrate da risorse proprie; 3. Risorsa propria basata sull’RNL. Questa risorsa propria consiste in un prelievo sul reddito nazionale lordo (RNL) degli Stati membri secondo un’aliquota uniforme stabilita ogni anno nel quadro della procedura di bilancio La risorsa basata attualmente rappresenta generalmente il 72 % circa elle entrate dell’UE.

[3] QUEST è il modello macroeconomico globale che la DG ECFIN utilizza per l’analisi delle politiche macroeconomiche ed attività di ricerca. informazioni e bibliografia sono disponibili qui: https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/economic-research/macroeconomic-models_en

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