NAGORNO KARABAKH, un fuoco che va spento subito

Il regista Karen Shahnazarov ha detto che il conflitto accesosi il 26 settembre in Nagorno Karabakh, può essere risolto ripristinando l’URSS e che anche gli armeni del Karabakh accetterebbero di vivere nella SSR azera. Un’ipotesi quanto mai assurda ma che in realtà va all’origine del problema una importante diaspora armena nella regione del Caucaso e ora nel mondo. 

Di Graziella Giangiulio e Antonio Albanese

Nel suo ragionamento il regista russo asserisce che l’unico problema è che il conflitto è stato posto in Unione Sovietica, dove le eventuali controversie territoriali in Transcaucasia sono state risolte non a favore degli armeni. Vedi mappa della Transcaucasia prima della rivoluzione. 

I bolscevichi, spiega il regista, hanno dato la regione di Kars e parte di Batumi, popolata dagli armeni, alla Repubblica di Turchia, al loro amico e fratello Ataturk. Poi hanno tagliato il Nakhchivan misto della provincia di Erivan e l’hanno consegnato all’Azerbaigian nonostante la situazione di isolamento.

E il distretto di Elisavetpol, anch’esso fortemente popolato, è stato riconsegnato alla SSR dell’Azerbaigian. L’armeno Javakheti, che faceva parte della provincia di Tiflis in Armenia, non è stato consegnato, perché la Georgia non è stata consegnata. E di conseguenza quasi la metà degli armeni si è trovata fuori dalla loro piccola repubblica.

Al di la delle parole del registra Shakhnazarov ricche anche di nazionalismo sovietico, quello che interessa capire è la tensione tra i popolo armeno e azero è di lunga data. 

E se una risoluzione ONU afferma che il Nagorno Karabakh è azero, va detto che in quell’area oramai a viverci sono soprattutto pastori armeni che non vogliono assolutamente diventare azeri.

Quello che è successo domenica 26 settembre è stato solo buttare benzina su un fuoco che non si è mai spento. Se vogliamo veramente trovare chi per questa volta ha dato inizio alla guerra, forse dovremmo rivolgere gli occhi all’Azerbaijan. 

Il 13 luglio bombardamenti dell’artiglieria armena sul villaggio di Dundar Qushjo nella provincia di Tavuz, nell’Azerbaigian settentrionale, provocano la morte di quattro soldati azeri e questo ha richiesto una risposta armata.

Subito dopo i fatti, l’Azerbaijan si è rivolta alla Turchia per avere un aiuto e il 19 luglio l’Azerbaijan era in visita in Turchia. Pochi giorni dopo si decise di dare vita a delle esercitazioni militari turco-azere e i mezzi militari, turchi, finiti gli esercizi sono rimasti nelle aree designate, ovvero di fronte al Nagorno Karabakh. 

Non solo, CNN intervista un soldato azero, coinvolto nel conflitto del Karabakh,  che dice di essersi arruolato volontario e di essere stato mandato cinque giorni prima degli scontri ai confini con il Karabakh. 

E ancora a sparare per primi dicono gli azeri sono stati, gli armeni, ma come mai l’artiglieria pesante era già schierata al fronte? 

Il fatto è che anche gli armeni erano ben pronti alla guerra, non si comprende come mai, infatti ci fossero degli obiettivi finti pronti per essere attaccati dai droni azeri se non pensando che gli armeni si aspettavano un attacco a breve. 

Il fatto è che i due paesi si osservano e studiano a vicenda da trent’anni e gli uni sanno dove sono le postazioni militari degli altri, per altro gli azeri hanno attaccato a Mataghis, dove attaccano sempre. E gli azeri hanno risposto. 

Ora la situazione però si è complicata perché l’Azerbaijan ha alle spalle l’alleato turco, e quindi si sente più forte.  Nella giornata del 2 ottobre è stata bombardata Stepanakert e ancora son state bombardate le autostrade di collegamento tra il Nagorno Karabakh e l’Armenia. Quattro droni azeri sono stati beccati e abbattuti dal sistema di difesa armeno S-300 a soli 20 km da Yerevan e in territorio armeno. 

Non solo sono è stata certificata, da Nazioni Unite e Francia, la presenza di miliziani siriani, mercenari, per la Turchia in Azerbaijan. Sulla rete social si parla di 28 mercenari siriani morti nel conflitto del Nagorno Karabakh. 134 sono i soldati o volontari armeni morti nel Nagorno Karabakh, mentre non si hanno numeri da parte azera, ma foto fanno cantare 35 morti. 

La guerra a detta delle fonti armene è già diventata di trincea e rischia di incendiare un’altra regione: l’Iran. Sono state moltissime le manifestazioni in Iran di armeni, curdi persiani in favore dell’Armenia e sono tate altrettante sempre nella regione di Tabiz, quelle dei turchi in favore dell’Azerbaijan. 

E ancora in Turchia gli azeri-turchi stanno facendo la caccia all’armeno e vanno distruggendo a Istanbul gli esercizi commerciali armeni. 

Erdogan e Aliyev presidenti di Turchia e Azerbaijan hanno detto che non si fermeranno fino alla conquista del Karabakh o alla resa della regione. 

Europa e Stati Uniti hanno chiesto l’immediato cessate il fuoco, ma non servirà a nulla ci vuole un mediatore importante.

In tutto questo non si può dimenticare che i gasdotti per l’Europa passano proprio da quelle terre. 

Da tempo Azerbaijan e Turchia vogliono sostituire Russia e Armenia nella gestione del gas e vendita all’Europa. 

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