Digital Transformation, D.l. Semplificazioni e la nuova PA

La rivoluzione digitale del Paese è in corso e la sfida, al di là dell’emergenza sanitaria, è di analizzare quale percorso di sviluppo sia concretamente possibile realizzare, a valle degli indirizzi contenuti nel c.d. Decreto-legge Semplificazioni, salvo intese, di prossima approvazione.

Il decreto affronta il tema della digitalizzazione in modo ampio ma non potrà prescindere da alcuni fattori dati quali l’alfabetizzabilità informatica della popolazione e dei manager della PA; lo sviluppo delle banche dati informatiche integrate di interesse pubblico; la banda larga e la connettività sul territorio; la digitalizzazione dei processi amministrativi; la compatibilità con il corpus normativo esistente; la rilettura/riscrittura del Codice dell’Amministrazione Digitale; il coordinamento con il Programma Nazionale di Riforma, III sez. DEF.

In un’ottica non divisiva della popolazione per età, censo e competenza, la visione dell’operatore pubblico che emerge dai provvedimenti normativi dovrà tener conto della tutela dei più deboli anche nell’esercizio dei diritti democratici e nelle nuove forme di sovranità popolare.

Il Piano del Governo sembra porsi in modo sistemico di fronte alla sfida della digitalizzazione della PA, il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione ed alcuni altri ministeri stanno valutando tecnologie basate su registri condivisi e blockchain e si apprestano a dare concreta attuazione ai contenuti del Decreto-legge Semplificazioni, con gli altri partner europei, nel solco indicato dalla strategia di Lisbona.

Come e in quali tempi si declineranno gli interventi nel Paese, quali le possibili interazioni con i cittadini, le imprese e le loro esigenze? La digitalizzazione della PA sarà in grado di veicolare il cambiamento evitando sconvolgimenti socio-economici? Lo Stato quale ruolo dovrà avere nel mondo virtuale e nell’economia digitale? La riforma fiscale e finanziaria come si rapporteranno ai nuovi cittadini digitali e riusciranno a trovare basi imponibili digitali? L’equivoco contemporaneo risiede proprio nella confusione tra mondi ormai non più distanti, mondo virtuale e mondo reale, economia finanziaria ed economia reale, materia e gigabytes.

Di Fabrizio del Franco

La digitalizzazione è quel processo di conversione che, applicato alla misurazione di un fenomeno fisico, ne determina il passaggio dal campo dei valori continui a quello dei valori discreti. L’operazione comporta sempre una perdita di informazioni, che, in molti casi, risulta accettabile in quanto migliore del fenomeno medesimo in termini di semplicità, fruibilità e di rappresentazione o in altri casi non è comunque percepita.

Gli Stati Generali dell’Economia, appena conclusi, hanno raccolto le esigenze dei vari corpi produttivi del Paese e nel c.d. Decreto-legge Semplificazioni, ancora in fase di approvazione salvo intese, viene considerato il quadro di rifermento della futura modernizzazione del Paese. Il Premier infatti ha definito il provvedimento la madre di tutte le riforme e il compito del Governo è ora duplice, da un lato evitare il collasso dell’economia, dall’altro utilizzare le previste straordinarie risorse economiche, per una ridefinizione dell’apparato statale nel suo complesso coerente con la strategia di Lisbona.

Struttura Decreto-legge Semplificazioni

Il decreto, ancora in bozza e salvo intese, introduce ai Titoli I e II una serie di norme volte alla velocizzazione in materia di contratti pubblici e di opere infrastrutturali, prevedendo procedure più snelle per l’incentivazione degli investimenti sotto e sopra soglia e di rilevanza nazionale. Nuove modalità delle verifiche antimafia e dei protocolli di legalità nella conclusione dei contratti pubblici e ricorsi giurisdizionali connessi. Prevede sistemi di velocizzazione in caso di sospensione dell’esecuzione dell’opera pubblica, mediante l’istituzione di un Collegio consultivo tecnico, un Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche.

L’identificazione delle opere strategiche per il paese e la loro realizzazione con la nomina di Commissari straordinari per interventi infrastrutturali, argomento quest’ultimo rinviato nella sua definizione di dettaglio al Piano Nazionale di Riforma. Una parte decisamente importante riguarda le semplificazioni amministrative con l’accelerazione dei procedimenti in conferenza di servizi, la disincentivazione alla introduzione di nuovi oneri regolatori a carico degli utenti, attraverso la ricognizione dei procedimenti in essere e la standardizzazione della modulistica nei rapporti con i cittadini mediane la diffusione dell’identità digitale. Dal lato dell’operatore pubblico viene ridefinita la Responsabilità erariale, l’abuso d’ufficio ed il controllo concomitante della Corte dei conti al fine di consentire una maggiore velocizzazione dei processi autorizzativi.

Le norme contenute nei primi due Titoli del decreto legge, che hanno subito attivato una serie di posizioni contrastanti dei players interessati (ad.es ANCE), riguardano essenzialmente lo sblocco dei meccanismi di amministrazione esistenti nell’attività già conosciuta della PA e non saranno qui oggetto di analisi. Detto ciò, e tralasciando qui una serie di altre indicazioni normative, la parte più innovativa del decreto, contenuta nel Titolo III, riguarda le misure di semplificazione per la diffusione dell’amministrazione digitale che hanno come obiettivo la trasformazione digitale del Paese tramite l’utilizzo di servizi in rete e la facilitazione dell’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese.

Il Titolo III è suddiviso in quattro linee principali di intervento:

1. Lo sviluppo della cittadinanza digitale e del procedimento amministrativo telematico – in tale ambito vengono definite e promosse: l’Identità, il domicilio, la notifica e l’accesso ai servizi digitali. Vengono inoltre semplificate ed ampliate le norme in materia di conservazione dei documenti informatici, di gestione dell’identità digitale, di piattaforma per la notificazione digitale degli atti della pubblica amministrazione, di diffusione della firma elettronica avanzata anche per l’accesso ai servizi bancari; notifica telematica degli atti in materia civile, penale, amministrativa, contabile e stragiudiziale.

2. Lo sviluppo dei sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni – indirizzato al coordinamento dello sviluppo dei sistemi informativi e delle modalità di utilizzo del digitale da parte delle pubbliche amministrazioni, introduce il concetto di strategia digitale e di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Vengono previste misure per favorire la diffusione del lavoro agile (c.d. smart working) nella PA affidando alla Presidenza del Consiglio dei ministri la funzione di coordinamento, indirizzo e programmazione informatico della PA, con l’ausilio dell’AgID. Viene introdotto all’articolo 13-bis del CAD, il Codice di condotta tecnologica per l’intero territorio nazionale al fine di monitorare la corretta progettazione e realizzazione dei servizi in rete.

3. La gestione del patrimonio informativo pubblico con data base condivisi – introduce il concetto di disponibilità e interoperabilità dei dati delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari di pubblici servizi per la condivisione e utilizzo del patrimonio informativo pubblico, tramite una piattaforma unica nazionale (Piattaforma Digitale Nazionale Dati-PDND) posta sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il fine oltre che di snellimento delle procedure è quello di evitare di chiedere al cittadino informazioni o dati già richiesti da altre amministrazioni secondo la logica cd. once only.

Corollario di tale impostazione è lo sviluppo integrato delle infrastrutture digitali del Paese fino alle amministrazioni locali con il consolidamento e la migrazione dei dati dai Centri per l’elaborazione delle informazioni (CED) periferici, anche attraverso soluzioni cloud. Viene infine demandato all’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), sotto controllo della Presidenza del Consiglio e con il supporto dell’ISTAT, il censimento dei Centri per l’elaborazione delle informazioni (CED) periferici e la strategia di sviluppo nazionale delle infrastrutture digitali delle amministrazioni.

4. Le altre misure per l’innovazione – contengono infine vari provvedimenti tra i quali una “call for ideas” per favorire la trasformazione digitale del Paese e si rivolgono alle imprese operanti nei settori dell’economia circolare, dell’intelligenza artificiale, della blockchain, del cloud computing, delle comunicazioni elettroniche, dell’IoT (Internet of Things), delle smart cities e delle altre tecnologie innovative.

Vi sono poi disposizioni per favorire l’utilizzo della posta elettronica certificata nei rapporti tra Amministrazione, imprese e professionisti; misure di semplificazione per la costruzione anche temporanea di reti e servizi di comunicazioni elettronici con l’utilizzo del silenzio vale assenso da parte delle PA anche per autorizzazioni che comportino modifiche al profilo radioelettrico locale; viene considerata attività libera l’installazione e l’esercizio di sistemi di videosorveglianza da parte degli enti locali anche per la sorveglianza di situazioni di emergenza derivanti da fenomeni naturali come alluvioni, terremoti, catastrofi ambientali, e/o la necessità di garantire massime condizioni di sicurezza sociale.

Vi è il rafforzamento dell’agevolazione fiscale c.d. Nuova Sabatini volta ad innalzare la soglia entro la quale l’agevolazione è erogata in un’unica soluzione. A seguire la semplificazione delle procedure di cancellazione dal registro delle imprese e dall’albo degli enti cooperativi; la Semplificazione del sistema di monitoraggio degli investimenti pubblici e riduzione degli oneri informativi a carico delle amministrazioni pubbliche; semplificazioni dell’attività del Comitato interministeriale per la programmazione economica; misure a favore degli aumenti di capitale.

Il decreto si chiude con il Titolo IV contenente semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy tese a velocizzare le opere nazionali ad impatto. In particolare per il lato ambientale si tratta della razionalizzazione delle procedure di valutazione dell’impatto ambientale per interventi di incremento della sicurezza di infrastrutture di trasporto, per interventi e opere nei siti oggetto di bonifica, nei siti di interesse nazionale, per interventi contro il dissesto idrogeologico.

In materia di green economy, interessa interventi su progetti o impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile; la realizzazione della rete 5G; la realizzazione di punti e stazioni di ricarica di veicoli elettrici; il meccanismo dello scambio sul posto di energia per piccoli Comuni; i procedimenti autorizzativi delle infrastrutture delle reti energetiche nazionali e l’adeguamento di centrali di produzione di energia; un piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano; semplificazioni per il rilascio delle garanzie a favore di progetti del green new deal anche in partenariato pubblico/privato.

Analisi e Profili del Titolo II

Il decreto, nella sua articolazione risulta innovativo e al contempo necessariamente parziale e migliorabile in molti aspetti. Alcune norme, se saranno confermate, in effetti sembrano disomogenee all’articolato ed inserite probabilmente a margine soprattutto nella lettura del Titolo III tra le “altre misure per l’innovazione” e del Titolo IV tra le misure per la green economy.

Ciò che in questo articolo sembra interessante approfondire tuttavia è quanto riportato nel Titolo III in merito alla strategia di digitalizzazione del Paese per seguirne, nei prossimi mesi, la concreta attuazione delle norme e monitorare quali saranno gli effetti socio-economici connessi agli sviluppi attuativi.

Il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione (MID) ha evidenziato nel proprio sito istituzionale gli obiettivi sfidanti del processo di digitalizzazione annunciando che i servizi delle pubbliche amministrazioni dovranno diventare fruibili attraverso lo smartphone, attraverso l’applicazione “IO”, con la semplificazione delle procedure, miglioramento dell’efficienza e abbattimento di numerosi costi della PA che dovrà “pensare in digitale”.

L’accesso a tutti i servizi digitali delle Pubblica Amministrazione dovrà avvenire esclusivamente tramite l’identità digitale SPID o la Carta d’identità elettronica. Le misure a maggior impatto sulla vita dei cittadini saranno in sintesi:

  • SPID o Carta d’identità elettronica, che equivalgono all’esibizione di un documento di identità, per accedere a tutti i servizi pubblici online.
  • L’app IO sarà un unico strumento per accedere dallo smartphone ai servizi pubblici resi in digitale.
  • E’ previsto l’obbligo per le PA di sviluppare i propri sistemi con modalità idonee a consentire l’accesso da remoto ai propri dipendenti e favorire il lavoro agile a distanza.
  • Il digitale diventerà la modalità “normale” con cui gli uffici pubblici si relazioneranno con i cittadini. L’amministrazione deve, normalmente, utilizzare il digitale nella gestione dei procedimenti amministrativi.
  • La piattaforma digitale nazionale dati (PDND) renderà immediatamente interrogabili, disponibili e fruibili alla Pubblica Amministrazione i dati pubblici e conoscibili. Ai cittadini non dovranno essere chieste informazioni che la Pubblica Amministrazione già possiede. Il patrimonio informativo che non è soggetto a vincoli di riservatezza personale sarà a disposizione dei policy makers.
  • Sarà realizzato un polo strategico nazionale (cloud) per tutelare l’autonomia tecnologica del Paese, mettere in sicurezza le infrastrutture digitali della Pubblica Amministrazione. Viene introdotto l’obbligo per le pubbliche amministrazioni centrali di migrare i loro Centri elaborazione dati (Ced) verso un’infrastruttura ad alta affidabilità, localizzata in Italia, il cui sviluppo è promosso dalla Presidenza del Consiglio. In alternativa le amministrazioni locali possono trasferire i propri servizi digitali verso soluzioni cloud per la Pubblica Amministrazione, nel rispetto dei requisiti fissati dall’Agid.
  • I concessionari dei servizi pubblici dovranno rendere disponibili in open source i dati che producono nella loro attività e che possono risultare utili per la gestione della cosa pubblica. Il decreto obbliga a prevedere negli accordi negoziali tra amministrazioni e concessionari di servizi il dovere di fornire allo Stato, in formato aperto, i dati prodotti nell’ambito dell’erogazione del servizio pubblico.
  • Le imprese, le università, i centri di ricerca, le start-up sono incentivate ad avviare la sperimentazione di progetti digitali, in caso di esito positivo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri valuterà l’opportunità di adottare un intervento normativo volto a regolamentare l’attività positivamente sperimentata.

I provvedimenti normati in tema di digitalizzazione avranno tuttavia la necessità di declinare le loro concrete realizzazioni in un Paese che, nella maggioranza della popolazione e del suo establishment politico/manageriale, ha preso coscienza effettiva dell’arretratezza digitale, solo dopo l’inizio della straordinaria crisi sanitaria ancora in corso.

Se le esigenze connesse al covid-19 hanno certamente velocizzato un processo di innovazione già in corso (ma non ancora pienamente percepito ed attuato), la nuova frontiera è dunque quella di capire quale digitalizzazione e quale semplificazione sarà possibile porre concretamente in essere in Italia nella c.d. fase di ripartenza e riorganizzazione produttiva del Paese.

Su questo tema l’azione attuativa dell’operatore pubblico per la riorganizzazione digitale del Paese dovrà considerare vincoli di partenza non solo di tipo amministrativo ma anche sociali, demografici, culturali, infrastrutturali, normativi e finanziari:

  1. sociali: crescente tasso di povertà, scarsa alfabetizzazione informatica e scarsa attitudine all’innovazione.
  2. Elevato numero di persone con età avanzata non in grado di seguire i cambiamenti digitali: la popolazione italiana è tra quelle con anzianità media più elevata al mondo e il recepimento delle innovazioni digitali dovrà seguire un doppio binario per i soggetti più deboli.
  3. Alfabetizzazione informatica dei dipendenti pubblici: un rapporto statistico nazionale ha recentemente evidenziato come il numero di dipendenti pubblici in pensione supererà, nel 2021 quello dei dipendenti pubblici attivi e come gli over 62 siano oltre il 38% del totale a fronte di un 19% degli under 38. Questo aspetto pone da un lato l’urgenza del recruiting di profili junior digitalmente avanzati, dall’altro quello di individuare manager che sappiano guidare il cambiamento.
  4. Numero crescente di immigrati ugualmente in difficoltà di lingua e di tecnologica: le stime demografiche proiettate al 2030 individuano una popolazione italiana decrescente ed una popolazione immigrata crescente con evidenti difficoltà di comprensione delle lingue e delle tecnologie.
  5. Normativi: il corpus normativo del Paese dovrà essere adeguato capillarmente alla nuova organizzazione digitale anche al fine di non paralizzare il sistema giudiziario e lo sviluppo delle imprese. Sarà necessaria la revisione e l’ampliamento del Codice dell’Amministrazione Digitale.
  6. Security: la PA dovrà garantire un livello adeguato di sicurezza nel trattamento dei dati e dovrà recuperare terreno rispetto alla attuale assenza di protezione dei cittadini nel mondo virtuale ancora non sufficientemente presidiabile dalla Polizia postale. Inoltre, si porranno i temi dei limiti del controllo pubblico virtuale, di uno statuto dei diritti di riservatezza dei cittadini e di garantire la sicurezza delle banche dati informatiche di interesse pubblico;
  7. Infrastrutturali: si dovrà implementare una rete capillare di connettività, lo sviluppo della banda larga e del 5G con tutte le connesse questioni di sicurezza nazionale e di controllo nazionale sulle principali utilities ed APP informatiche;
  8. Finanziari: ridefinizione dei capitoli di spesa e di entrata dello Stato per tenere conto dei maggiori oneri e dei risparmi che si genereranno nei prossimi anni.
  9. Fiscali: la riforma fiscale dovrà realizzare una semplificazione degli adempimenti oggi richiesti a cittadini ed imprese e ripensare la strutturazione dei tributi considerando l’emersione di nuovi indicatori di capacità contributiva e di nuove basi imponibili digitali.  

A fronte di tanti vincoli la digitalizzazione e la semplificazione troveranno notevoli difficoltà applicative e potranno richiedere tempi più lunghi di quelli oggi indicati. L’obiettivo condiviso di riorganizzare la conoscenza in modo sempre più efficiente, semplificando i processi amministrativi e gli adempimenti da parte dei cittadini deve trovare un bilanciamento con la coesione sociale, il benessere dei cittadini e la tutela della modalità oramai virtuale-reale di vita dei cittadini.

La nuova PA

Il progresso tecnologico ha dischiuso potenzialità, impensabili solo venti anni fa, ed oggi continua ad esempio con l’industria dell’entertainment, dei social media e dei big data la sperimentazione su vasta scala di processi interattivi uomo-device.

La sperimentazione in tale senso è andata oltre il controllo e la sovranità degli stati democratici che in alcuni casi ne avrebbero subito le conseguenze elettorali, cosa di cui la politica ha fatto subito un punto di forza. Il Paese si trova quindi di fronte all’esigenza, anche meramente democratica, di adeguare le proprie strutture per troppo tempo rimaste in una teorica efficienza autoreferenziale. La velocità di digitalizzazione del Paese andrà monitorata costantemente in quanto potrebbe creare impatti sociali notevoli in termini di occupazione, competenze, digital divide e di tenuta complessiva del sistema.

L’architettura consolidata delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sta modificando radicalmente anche il rapporto di interazione tra produttore ed utilizzatore di servizi, e a tale modificazione, non può sottrarsi la Pubblica Amministrazione.

Il cittadino digitalizzato ha infatti, nell’ambito privato, la sensazione di vivere un sistema di produzione, di distribuzione, di condivisione del sapere e di cooperazione nettamente più veloce ed efficiente rispetto a quello nel quale è costretto a calarsi, nel rapporto con la PA. Sensazione che diversamente si tradurrà in incomprensione ed inadeguatezza, anche solo per alcune parziali innovazioni nei processi, per quei cittadini digitalmente più arretrati e non in grado di seguire il cambiamento.

È chiaro che per questi cittadini andrà valutato un percorso diverso che tenga conto della loro scarsamente migliorabile alfabetizzazione informatica. Considerando infine che spesso la riscrittura dei processi avviene in modalità mista (digitale e cartacea) il numero dei cittadini insoddisfatti potrebbe aumentare sensibilmente.

In tal senso la declinazione del D.L. Semplificazioni e dei nuovi bandi pubblici interattivi del Ministero dello Sviluppo Economico sembrano evolversi nella giusta direzione nell’intervistare gli utilizzatori prima di individuare i prodotti e i produttori dei servizi.

Un processo di amministrazione on demand tuttavia non ancora diffuso a molte amministrazioni pubbliche locali che ad esempio non hanno risposto agli appelli incorso. Se quindi la digitalizzazione si è imposta come sistema dominante nel settore privato, in quanto più efficacie, efficiente ed economica e, allo stesso tempo, più espansiva sui mercati nazionali ed internazionali il medesimo meccanismo potrà trovare applicazione nella PA.

Inoltre, la semplicità relativa di fruizione dei servizi privati tramite rete sta supportando una abitudine dei cittadini alla personalizzazione estrema dell’informazione e ad una scarsa capacità di adattamento alla complessità. La necessità di gestire una notevolissima mole di informazioni globalizzate porta i cittadini ad organizzare in via autonoma l’individualizzazione della fruizione dei contenuti.

La PA nel declinare il Decreto-legge Semplificazioni ha previsto di fornire con una interfaccia unica, la app IO sviluppata dal MID, dove sarà possibile fruire in modo personalizzato i servizi richiesti dal cittadino, vale a dire stravolgendo il sistema differenziato di accesso attualmente costruito intorno ai Ministeri e gli altri Enti territoriali. Una sorta di sistema SAP della PA con estrattori di informazioni personalizzate, almeno nei confronti dei cittadini digitali.

Auspicabilmente anche la Piattaforma Digitale Nazionale Dati-PDND, prevista dal decreto per la condivisione e utilizzo del patrimonio informativo pubblico, si porrà in cima all’agenda di AGID (sotto il controllo della Presidenza del Consiglio) per l’unificazione dei CED periferici e per la innovazione dei processi già in essere, la loro integrazione e presentazione semplificata ai cittadini. Non sembra invece compiutamente affrontato il tema della tutela di quei soggetti comunque esclusi dalla digitalizzazione per via di anagrafiche e capacità tecnologiche.

Per tali persone sarebbe auspicabile il mantenimento di una assistenza, che viaggiasse in parallelo, totalmente pubblica nella gestione della compliance amministrativa. Un servizio aggiuntivo, eventualmente soggetto a contribuzione specifica, per coloro che scegliessero o fossero di fatto obbligati da incompetenza informatica a non usufruire delle innovazioni. Nella complessiva integrazione e riscrittura dei processi di funzionamento della PA andrebbero tenute in considerazione la modificazione dei processi cognitivi umani ormai presenti nella discontinuità delle informazioni e nella necessità di convergenza delle medesime su diversi supporti informatici.

Ciò consentirebbe, anche alla luce della sviluppata IoT (Internet of Things), di elaborare processi altamente innovativi nella gestione di servizi, della sanità, dei trasporti, delle tariffe e delle imposte oggi inefficienti solo per la intrinseca complessità degli adempimenti. Un unico mezzo per infinite interazioni cittadino-istituzioni si potrebbe in fondo anche estendere, su richiesta e in sicurezza, all’esercizio dei diritti democratici come il voto o la pubblica opinione su provvedimenti normativi in corso, come in effetti informalmente accade già.

L’utente digitalizzato trova la cifra della propria formazione culturale e della propria interazione con la realtà circostante nella capacità di modificare, secondo le sue esigenze, la richiesta di servizi pubblici ed in tal senso l’esperienza MISE avviata con gli enti territoriali potrebbe in futuro essere avviata senza intermediari direttamente con i cittadini, una sorta di amministrazione on demand.

I cittadini del domani, ed in parte molti dell’oggi, spendono anche più del 30% del proprio tempo disponibile sui devices (uno studio in merito uscito alcuni mesi fa sosteneva che in media viene toccato il proprio cellulare per 72 volte al giorno) e conseguentemente la tecnologia che ha contaminato il precedente ambiente culturale, promuove un processo di sviluppo automatico sostenuto dalle stesse innovazioni tecnologiche e da un permanente desiderio di cambiamento.

Dal punto di vista dello Stato questo vorrebbe dire che in prospettiva, a parità di altre condizioni, lo spostamento in un mondo virtuale dei cittadini per il 30% del loro tempo (percentuale destinata ad aumentare con le nuove generazioni) si tradurrà in minore tempo e richiesta di servizi pubblici nel mondo reale, e una maggiore richiesta di servizi virtuali (uno per tutti la telemedicina). Si pensi infine per esempio alla minore richiesta di servizi reali di ausiliari per il traffico che potrà essere indotta dall’istituzionalizzazione dello smart working o dalle automobili a guida automatizzata.

L’innovazione digitale comporterà, dunque, una diversa percezione dei servizi e molto probabilmente anche una diversa definizione della capacità contributiva e dei sistemi fiscali in essere, che, come suggerito dal governatore della Banca d’Italia, dovranno essere rivisti tenendo in considerazione un quadro il più ampio possibile di riforma.

Il divario crescente tra economia reale ed economia finanziaria prima o poi dovrà trovare una soluzione proprio nella rivisitazione delle basi imponibili del mondo virtuale al momento non considerate ma presidiate economicamente da aziende private, in assenza di una precisa regolamentazione pubblica nazionale ma soprattutto internazionale.

Last but not least la tutela dei cittadini nel rapporto con la digitalizzazione è sicuramente uno dei drive essenziali della azione innovatrice pubblica e comporterà anche il significativo incremento nel controllo delle reti e dei dati oggi messi a disposizione dai cittadini, spesso inconsapevoli, di banche dati private utilizzate prevalentemente ma non solo a fini commerciali. 

Ciò che appare chiaro che il CAD dovrà essere ampliato ed aggiornato nuovamente per tenere il passo della riforma è dovrà essere meglio definito nella misura dell’intervento pubblico nello spazio virtuale. La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è dunque un tema molto delicato che coinvolge diversi ambiti nel rapporto cittadino stato.

La ricerca della prestazione di servizio nel mondo reale è stata sino a qui il confine della PA ma nel futuro si assisterà allo spostamento dei servizi nel mondo virtuale e conseguentemente dovranno prevedersi sistemi di interazione tra PA e mondo virtuale. Nel mondo virtuale è percepibile un abbattimento delle distanze fisiche e sociali e così sarà probabilmente anche per lo Stato, una PA virtuale potrà sembrare vicina ed amica, ma non bisognerà fare l’errore di scordare il mondo reale, dove aumentano le distanze abissali (e ancora analogiche) che separano le posizioni dei cittadini, i luoghi materiali e immateriali.

L’equivoco contemporaneo risiede proprio nella confusione tra mondi ormai non più distanti, mondo virtuale e mondo reale, economia finanziaria ed economia reale, materia e gigabytes.

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