#DallaPartediVenezia

I riflettori sono accesi, le parole prodotte giungono come un fiume in piena e Venezia e lì, splendido gioiello di saggezza e competenza che chiede solo rispetto ed attenzione.

Di Roberto Russo, Fispmed ONLUS

Il festival internazionale d’arte internazionale del cinema di Venezia anche in questo complesso periodo, ancora purtroppo condizionato dalla pandemia di Covid19, con scelta coraggiosa del Presidente e del Direttore del settore Cinema dell’Ente Biennale di Venezia si sta svolgendo seppur con i necessari condizionamenti.

Venezia merita rispetto, attenzione,  strutturale riscrittura delle norme  speciali ad essa assegnate per la sua indiscutibile straordinaria complessità. Una riscrittura adeguata ai tempi ed alle conoscenze tecniche, tecnologiche, ma anche e soprattutto di governance amministrativa. Basti pensare che la prima produzione legislativa, risale a metà degli anni Settanta e l’ultima revisione agli anni Ottanta del secolo scorso.

Venezia è un “caso unico” anche da un punto di vista ambientale. Una zona umida costiera soggetta a marea (laguna) intensamente antropizzata e artificializzata.

Il risultato complessivo di questo mirabile processo è il territorio più straordinario esistente al Mondo, frutto di acuta intelligenza, di conservazione delle dinamiche naturali e di controllo e gestione delle dinamiche culturali, una proverbiale capacità di equilibrio, di saggezza e di senso del “bello”, che non a caso ha creato un Patrimonio di valore assoluto, un’opera d’arte che tutto il Mondo apprezza, Patrimonio dell’Umanità.

La gestione dell’ambiente nel suo equilibrio millenario con la cultura e l’attività umana e lo studio e l’interpretazione delle modalità di comprensione del rapporto terra-acqua in ogni isola, tra isola e isola e nell’intero spazio lagunare ed extra lagunare, delle attività e dell’uso del suolo, dell’agricoltura, della pesca, dell’industria, delle strutture e infrastrutture insediative e la progettazione di un turismo coerente e dunque sostenibile, sono aspetti imprescindibili e che debbono richiamare l’attenzione nazionale ed internazionale.

La salvaguardia di Venezia e della sua laguna è obiettivo di interesse nazionale sancito dalla legge speciale n. 171/73 emanata in risposta ai gravi eventi alluvionali del 4 novembre 1966.

Il quadro normativo specifico per Venezia che negli anni si è delineato, e il flusso di finanziamenti statali, a cui ha dato origine, hanno consentito la messa in opera da parte delle amministrazioni competenti di importanti azioni di tutela.

Nella Laguna di Venezia e nei territori di gronda, frutto di una caratteristica e dinamica “cultura dell’equilibrio”, occorre però favorire queste opere, attraverso l’interpretazione attenta e flessibile degli specifici caratteri produttivi, insediativi e ambientali, il giusto equilibrio delle diverse componenti, in un territorio che integra l’elevatissima valenza naturalistica con valenze antropiche, storiche ed artistiche addirittura uniche ed irripetibili.

La straordinarietà di Venezia e della sua Laguna dovuta alla saggezza di un antico governo intelligente e unitario, che – nel corso dei secoli, in una inarrestabile dialettica tra ricerca, scienza e politica – ha generato, costruito, conservato e protetto lo spazio lagunare e urbano e la società e l’economia che lo ha espresso, è icasticamente sintetizzata nel seguente passo, che si trascrive:

“La ricchezza della città si fondava su una rapida circolazione del denaro, e le istituzioni pubbliche favorivano questa circolazione introducendo nell’economia i beni mobiliari dei minorenni (tutele e doti), la proprietà privata e personale tendeva costantemente a lasciar posto ad una proprietà gestita in comune, e analogamente il mercante investiva alternativamente in numerose colleganze e riuniva i capitali da più parti, e così i casali di Creta erano gestiti come le navi, da partecipes, da caratisti, o come le galee di tutti i viaggi, le quali erano ad unum denarium, e l’impresa era sciolta alla fine del viaggio, sicché ciascuno riprendeva le proprie quote e percepiva alla fine quanto gli spettava.

Non si troveranno molti esempi analoghi di solidarietà tra nobili europei nel Medioevo, e mi chiedo se non si debba ricercare nella lotta permanente e accanita contro l’acqua il motivo che spinse a elaborare una società dagli interessi comuni così attivi, durevoli, e dotata di strutture peculiari, nate dalle consorterie fondate per valorizzare le lagune con grandi lavori collettivi di bonifica. L’ipotesi sarebbe da esplorare”

(Jean-Claude Hocquet, Denaro, navi e mercanti a Venezia 1200 – 1600, Il Veltro Editrice, Roma 1999, pag 329).

Questa testimonianza di un profondo e appassionato studioso di Venezia, che ha distillato dai suoi studi una così acuta interpretazione strutturale del “caso” Venezia e dei “principi” che lo hanno caratterizzato – quali:

  • il sistema istituzionale capace di governare realmente l’economia, la società e il territorio;
  • le forme comuni di gestione della proprietà privata; le forme di solidarietà per far fronte alla precarietà ambientale, economica e politica;
  • la circolazione e valorizzazione dei Patrimoni a tutti i livelli;
  • la capacità di trarre forza dalle difficoltà temprata nella “lotta permanente e accanita contro l’acqua” (dolce e salata) rivolta alla invenzione e costruzione del suolo e della città – consente di sottolineare infine l’importanza strategica di dotare Venezia e la sua laguna di risorse e autonomia.

Oltre 30 anni or sono venne approvata la legge 29 novembre 1984, n. 798, l’ultimo di una serie di interventi legislativi contrassegnati dal riconoscimento della specialità veneziana.

Alla luce del processo di declino demografico, economico, sociale e ambientale a Venezia, Mestre, Marghera, Lido, Isole e gli altri centri della Terraferma, manifestatosi negli ultimi anni, si ritiene debba oggi essere compiuto un rinnovato sforzo programmatico, ispirato ad una nuova strategia di policy, anche in attuazione degli articoli 9, 118 e 119, quinto comma, della Costituzione, così come modificata (quanto agli ultimi articoli citati) con la riforma del titolo V del 2001.

La specialità va innanzitutto intesa non tanto con riferimento alla straordinarietà o all’occasionalità dell’intervento, quanto alla peculiarità del proprio oggetto: Venezia (e la laguna) come conglomerato urbano e storico-ambientale unico al mondo e dotato pertanto di una naturale e insopprimibile vocazione transnazionale e internazionale, intesa questa sia come naturale e storica predisposizione della città ad essere destinataria di flussi provenienti da tutto il mondo, sia come luogo privilegiato di incontro tra culture, esperienze e professionalità delle più diverse provenienze.

Quanto alla natura dell’intervento, poi, esso si propone di superare la policy degli interventi una tantum e di precostituire le condizioni, non solo per la salvaguardia fisica e ambientate e il risanamento socioeconomico, ma anche per la determinazione di condizioni di sviluppo autopropulsivo, sostenibile nel tempo, che emancipi la salvaguardia dall’esigenza dei suddetti periodici e ricorrenti interventi straordinari.

Le misure di promozione socioeconomica debbono rendere sostenibile nel tempo la salvaguardia stessa.

Occorre prevedere la realizzazione di un sistema di investimenti infrastrutturali e di interventi di riqualificazione urbana in grado di cambiare permanentemente l’attrattiva economica, abitativa, sociale e ambientale dell’intero territorio, al fine di realizzare l’aumento della base economica e il contemporaneo incremento della popolazione residente.

L’intento è quello di realizzare nuovamente una città in grado di produrre ed esportare cultura, di ospitare grandi eventi, di essere sede di organizzazioni internazionali, di offrire dialogo interculturale e interreligioso, di ospitare offendo servizi di qualità, di rappresentare un riferimento per il Veneto, il Nord-Est, il resto del Paese e il mondo.

Dato, inoltre, il recente cambiamento economico del contesto nazionale ed internazionale, risulta necessario che Venezia al più presto riprogrammi il suo modo di essere e ricostruisca le proprie basi produttive, attraverso la graduale ripresa della propria capacità produttiva e degli investimenti connessi ad una coraggiosa economia delle trasformazioni e delle innovazioni territoriali, strutturali, organizzative, tecnologiche che consentano di arrivare all’appuntamento con la ripresa mondiale con un profilo competitivo rafforzato.

Prezioso sarebbe dedicare un luogo altro, terzo, indipendente dagli interessi di parte pubblica e privata, pur necessari e legittimi, seguendo esempi mirabili di democrazia partecipata come le soluzioni adattate in Paesi  ad avanzata realizzazione di sistemi democratici che possa osservare, monitorare, informare, coinvolgere non solo i cittadini veneziani ma i cittadini del mondo a seguire gli sforzi straordinari che Venezia ha ricevuto e imparare dagli errori anche recenti commessi dall’ingordigia criminale di uomini e donne di basso profilo e ancor più bassa e sciatta visione.
Un Osservatorio che Venezia dedica a se e al suo ruolo nel Mediterraneo e Mar Nero, porta di accesso tra occidente ed oriente che ben celebri i 1600 anni dalla sua fondazione che nelle prossime settimane l’amministrazione comunale di Venezia inizierà a ricordare, affinché la città e l’impegno per essa sia come nei secoli scorsi emblema di resilienza sostenibile, di soluzioni pratiche di vita quotidiana, non ricerca scientifica quindi ma, descrizione esemplare di pratiche e atteggiamenti e stili di vita adottabili per contrastare i cambiamenti climatici e adeguarsi agli obiettivi 2030 delle Nazioni Unite.
Venezia torni ad essere in questo modo emblema, simbolo, paradigma mondiale di rinascenza dell’efficace rapporto tra l’uomo e il suo mondo, l’unico ad oggi che abbiamo a disposizione.

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