Blockchain e digitale per semplificare e ridurre la corruzione negli appalti pubblici

La corruzione affonda le sue radici sin dai tempi dei Greci e dei Romani e rappresenta un disvalore non più riconducibile solo a fattori sociali e culturali, ma ad un elemento destabilizzante della trasparenza e dell’imparzialità dell’azione amministrativa per la salvaguardia delle risorse pubbliche dedicate al futuro dei cittadini. Un valore morale ed etico di cui oggi ci possiamo riappropriare grazie alla tecnologia.

Di Enrico Molinari

SCENARIO

Ogni sistema democratico dalla notte dei tempi è stato intaccato dalla corruzione, un sistema di attività illecite che ha assunto nei secoli una connotazione di malgoverno sino ad arrivare ad un meccanismo che oggi riduce la competitività della Pubblica Amministrazione, neutralizza le decisioni prese dallo Stato per costruire una nazione moderna e rende prevalenti gli interessi particolari a scapito del rigoroso rispetto della legge.

Lo sa bene Marco Postumio di Pyrgi, il Pubblicano, così come lo definiva Livio per indicarlo come “appaltatore di stato”, artefice di uno dei primi episodi documentati di corruzione della storia[1].

Fu proprio lui, infatti, dopo essersi aggiudicato un redditizio contratto per la fornitura di beni all’esercito, a far affondare di proposito le vecchie navi alla fonda cariche di beni insignificanti per poi richiedere allo Stato un indennizzo superiore al reale valore delle merci perdute.

Da quel momento il sistema di corruzione, concussione, peculato e clientelismo assume sempre più spazio nella storia, radicandosi dall’aristocrazia senatoriale romana sino all’attuale trasformazione digitale in modo così profondo da non essere mai stato ridotto a fenomeno fisiologico di basso impatto.

La storia racconta che lungo i secoli ci si è focalizzati sui rimedi più che sulla creazione di una cultura della legalità di Stato, concentrandosi – per così dire – sull’efficienza dell’arco da cui scoccare le frecce anti-corruzione piuttosto di mettere nella faretra i giusti strumenti con cui centrare l’obiettivo.

Anche la pandemia COVID-19 ha fatto suonare un forte campanello di allarme in merito all’elevato rischio di meccanismi corruttivi, attivati dalla necessità di stipulare contratti diretti in emergenza per garantirsi le necessarie forniture, ma che in futuro potrebbero essere gestiti in real-time con l’utilizzo di piattaforme di approvvigionamento digitali, realizzate su protocollo blockchain, per rendere il contratto inviolabile, certificato, sicuro dal punto di vista informatico, automatizzato e permanente.

I NUMERI DELLA CORRUZIONE

Qualsiasi attività di collaborazione e cooperazione tra imprese, cittadini, organizzazioni non governative ed autorità pubbliche che abbiano come obiettivo l’accesso a risorse economiche per la progettazione, costruzione, gestione o manutenzione di un’infrastruttura fisica o digitale, è per natura passibile di interessi corruttivi e distorsivi del mercato[2].

Questo vale ovviamente anche per la fornitura di servizi in cui il privato abbia un rilevante ruolo strategico in termini di definizione della qualità, durata, periodicità ed influenza sulle politiche di prezzo auspicate.

Un indice elaborato dalla Transparency International su 180 nazioni, attesta l’Italia al 51° posto per corruzione percepita, il 6° più corrotto in Europa, dietro solo alla Repubblica Slovacca, Grecia, Ungheria, Romania e Bulgaria[3].

Se pensiamo che nel mondo si spendono per gli appalti pubblici ogni anno 9,5 trillion $ attivando un complesso coinvolgimento di decisori finali – valore in UE rappresenta il 14% del PIL ovvero 2000 Mld/EUR[4] è chiaro perché l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) stimi si perda sino al 30% del valore di un appalto pubblico a causa della corruzione[5].

Questi dati hanno spinto World Bank a concludere che “ridurre la corruzione negli appalti può rappresentare uno dei programmi di sviluppo economico più efficaci che un paese possa oggi adottare[6].

In un processo di Partenariato Pubblico Privato (PPP), al di là dei tradizionali controlli di merito e di sostanza, è oggi possibile utilizzare tecnologie emergenti, ma con un alto grado di maturità per abbassare radicalmente l’incidenza dei processi corruttivi nella routine di forniture tra il settore privato e la Pubblica Amministrazione[7].

Affiancare cioè alla capacità umana di valutare la trasparenza di un processo di fornitura grazie all’esperienza, all’uso, alla norma ed alla consuetudine, l’utilizzo di una intelligenza artificiale incorruttibile che fotografa e fissa ogni passaggio di mano per competenza, significa aprire la PA all’utilizzo della blockchain come strumento innovativo e risolutivo.

Il primo passo per gli attori della filiera è quindi identificare il valore della blockchain per aumentare la trasparenza e la responsabilità delle parti, creando un sistema di appalti pubblici blockchain-based[8].

BLOCKCHAIN E SEMPLIFICAZIONE

La blockchain[9] è una tecnologia definita dagli addetti ai lavori “disruptive” capace di rivoluzionare il mondo finanziario (FinTech), innovazione oggi a più rapida crescita per la possibilità di essere applicata ad ogni prodotto e servizio globale[10].

La possibilità di essere un libro mastro originale, affidabile, veritiero ed inviolabile rende la blockchain applicabile non solo in materia di pagamenti digitali, sanità e telemedicina, transazioni d’impresa, diritto societario, fiscalità, tasse e tributi e contrattualistica, ma anche come meccanismo regolatorio (RegTech) in materia di appalti pubblici.

Un profondo impatto positivo potrà essere rappresentato dalla blockchain anche nella protezione dei dati personali, accelerando così la Pubblica Amministrazione verso un modello OpenPA e semplificando i processi di scambio di dati (BigData) e la condivisione di analisi strutturate (Data Analytics) tra PA e mercato così come tra privati.

In particolare, le organizzazioni pubbliche possono semplificare le operazioni di gestione dati (interne) e di condivisione di un flusso di informazioni inviolabile (esterne) sulle infrastrutture ICT esistenti, garantendo anche una sicurezza informatica (CyberSecurity) globale[11].

Per la sua natura distribuita è quasi impossibile manomettere il registro blockchain che non solo può essere usato per tracciare in modo sicuro e trasparente i trasferimenti di informazioni e decisioni, ma anche per archiviare i documenti indispensabili alla valutazione delle offerte e le transazioni grazie alla struttura diffusa ed immodificabile della soluzione tecnologica.

Un meccanismo che consente di trasformare la classica “fontana rinascimentale” dei processi decisionali centralizzati in una decentralizzazione economica utile a contrastare la più moderna e digitale corruzione.

Questa tecnologia permette oggi di digitalizzare i dati della PA nel rispetto della privacy e soprattutto della sensibilità di informazioni da sempre ad alto rischio di corruzione, sia per il classico approccio metodologico nei controlli, sia per la mancanza di potenza di calcolo indispensabile a proteggere la qualità e la quantità di dati generati a livello locale, regionale e nazionale.

Un sistema decentralizzato di validazione risolverebbe così il problema con l’utilizzo di una rete tecnologica di processori in grado di trasferire ad un registro digitale pubblico tutte le informazioni codificate in modo bidirezionale.

BLOCKCHAIN, UN DRIVER SOCIALE PER LA RIDUZIONE DELLA CORRUZIONE

Al di là delle cause fisiologiche, esistono condizioni comuni a tutti i processi di corruzione basati sullo scambio di informazioni e di transazioni finanziare indispensabili a completare un contratto di fornitura.

Sicurezza fisica e digitale inadeguate nella tenuta della documentazione, continua interazione tra le parti, bassa propensione della PA nel presidiare gli approvvigionamenti con soluzioni evolute e controllo centralizzato dei flussi operativi, rappresentano per gli analisti i principali nodi da sciogliere.

In questo scenario l’utilizzo della blockchain, vista come una tecnologia al servizio di un’economia sempre più digitale, trasforma la gestione di un complicato processo centralizzato in un database distribuito – la così detta Distributed Ledger Technology (DLT) – capace di creare un registro digitale delle informazioni scambiate, approvandole in modo automatico per poi condividerle crittografate in una rete informatica in cui le parti possono partecipare al registro senza essere sottoposte a supervisione.

La blockchain segue così passo dopo passo il percorso che il procurement percorre sull’autostrada digitale che porta dall’offerta all’aggiudicazione, consentendo a tutti gli stakeholder esterni (cittadini, authority, media, competitor, azionisti ed esperti) di leggere i flussi decisionali.

La capacità della blockchain di ridurre il problema della corruzione in modo sostanziale deriva quindi dalla possibilità di tenere traccia di ogni passaggio formale in modo imparziale, obiettivo, standardizzato e trasparente, riducendo in modo esponenziale il rischio di manomissioni dei registri grazie alla creazione di contratti intelligenti ed al monitoraggio continuo delle attività per prevenire azioni di modifica, ad esempio, delle offerte inviate alla stazione appaltante.

CONCLUSIONI: GLI SMART CONTRACT

Se consideriamo la blockchain come un notaio digitale a garanzia dell’esistenza di un database pubblico che consente a tutti il controllo dei dati, la tenuta dei registri ed il monitoraggio delle transazioni, dematerializzando ogni soggetto potenzialmente corruttibile, allora possiamo oltrepassare l’idea della corruzione come quel «sistema gelatinoso in cui si fa persino fatica a dire chi è il corrotto e chi il corruttore», così come ben evidenziato nel 2015 da Raffaele Cantone nella sua Relazione al Parlamento come Presidente all’epoca dell’Autorità Nazionale Anticorruzione[12] e in successivi interventi a tema[13].

Tra le applicazioni più concrete e semplici della blockchain per superare l’idea della corruzione a tutti i costi, possiamo utilizzare oggi gli Smart Contract. Questi contratti intelligenti, sottoscritti grazie ad un accordo tra due parti ed eseguiti automaticamente da una App, vengono memorizzati negli anelli della catena in modo inviolabile.

Un sistema di marketing innovation potenzialmente così risolutivo che anche il World Economic Forum ha deciso di testarlo lanciando in Colombia il primo progetto pilota per la lotta alla corruzione pubblica. I risultati della sperimentazione potrebbero dare avvio anche in Italia ad una accelerazione legislativa per creare spazi in cui si sperimentare l’applicazione della blockchain nel settore pubblico con una regolamentazione tipica di un ambiente di test[14].

Allo stesso tempo, questo permetterebbe di definire e di integrare nuove misure nel più ampio quadro di interventi normativi in materia di pagamenti digitali e di semplificazione dei meccanismi compensativi tra cittadini e PA.

La reputazione è oggi per l’Italia a livello internazionale una moneta più preziosa dell’euro, un valore che aumenta la competitività delle imprese, attira investimenti diretti dall’estero, alza il livello di qualità dei servizi erogati dalla PA e la credibilità della nostra economia[15].

Un’operazione di rilancio del Sistema-Paese che passa necessariamente dal diffuso utilizzo della tecnologia nella convinzione che, nello specifico, la blockchain rappresenti il primo “sistema senza fiducia tra le parti” della storia economica per ridurre in modo solido la corruzione nazionale[16].


[1] W. Keller (1981), La Civiltà Etrusca, Garzanti, Roma.

[2] COM(2004) 327 – Comunicazione Commissione UE del 30 aprile 2004 (2004), Libro Verde relativo ai Partenariati Pubblico-Privati ed al diritto comunitario degli appalti pubblici e delle concessioni, Bruxelles > https://bit.ly/2ZSczlY

[3] Transparency International (2019), Corruption Perceptions Index, Berlino, Germania > https://bit.ly/38H7W2f

[4] European Commission (22 novembre 2017), European Semester Thematic Factsheet – Public Procurement, Bruxelles > https://bit.ly/3iTOOCW

[5] OCSE (2019), Recommendation of the Council on Public Integrity, OCSE/LEGAL/0435 > https://bit.ly/2ZZ1RtU

[6] World Bank (04 ottobre 2018), Combating Corruption, NW Washington DC, USA > https://bit.ly/2Od3Fdo

[7] F. Fabi, R. Loiero, F.S.E. Profiti (2015), Il partenariato pubblico-privato nell’ordinamento giuridico nazionale, comunitario ed europeo, Dike giuridica, Roma.

[8] F. Mols (2010), Harnessing Market Competition in PPP Procurement: The Importance of Periodically Taking a Strategic View. Australian Journal of Public Administration, 69(2): 229-244.

[9] Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, Cresce la Blockchain: 488 progetti nel mondo (+56%) nel 2019 e in Italia un mercato da 30 milioni di euro (+100%), Milano gennaio 2020) > https://bit.ly/2ObaFHw

[10] A. Tapscott, D. Tapscott (2018), Blockchain Revolution: how the technology behind bitcoin is changing money, business and the World, Portfolio Trade, New York, USA.

[11] Quantstamp Inc., Smart Contract Security, San Francisco – CA, USA > https://bit.ly/3edwReZ

[12] G. Santilli (03 luglio 2015), «Corruzione gelatinosa e sottovalutata», Il Sole 24 Ore, Milano > https://bit.ly/38JT7vA

[13] R. Cantone, E. Carloni (2018), Corruzione e anticorruzione. Dieci lezioni, Feltrinelli, Milano.

[14] T. Schrepel, V. Buterin (18 maggio 2020), Blockchain Code as Antitrust, Harvard University – Berkman Center > https://bit.ly/2DuXq2x

[15] E. Molinari (2020), E se assegnassimo un voto ai territori su cui fare impresa?, Gruppo Editoriale More News – Sezione Economia, Milano.

[16] D. Salvini (30 aprile 2019), Blockchain, macchina della fiducia o strumento di controllo? Il Sole 24 Ore, Milano > https://bit.ly/2BVHXba

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